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Matteo Renzi, via ai nuovi gruppi parlamentari "per dettare l'agenda di governo"

Cristina Agostini
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"Dobbiamo tornare a dettare l'agenda e a sfidare il Movimento 5 stelle su tutto. Dall'immigrazione alla Rai". A sentire il renziano Michele Anzaldi, la scissione di Matteo Renzi sarà tutt'altro che morbida e indolore. "Sono disperato perché ho un problema nel mio partito. Un nuovo gruppo invece può spingere l'esecutivo a fare più cose, a tenere Di Maio sulla corda per andare avanti", dice ancora, secondo quanto riporta La Repubblica. Ma un nuovo partito non sarebbe un bene secondo Pier Ferdinando Casini che è tra quelli che dietro le quinte più parlano con l'ex premier, porterebbe solo a una destabilizzazione. "Per un'esperienza che è appena partita non è il massimo", spiega il senatore. Leggi anche: "Fossi in Conte non dormirei tranquillo". Così il pentapartito di Renzi lo farà fuori: che cosa sa Sallusti Lorenzo Guerini, renziano, nominato ministro della Difesa, non condivide la scelta e si terrà fuori. Ma ha la sensazione che ormai la "nave sia salpata" e l'unico modo per evitare lo strappo sia scegliere la renzianissima Maria Elena Boschi per la carica di presidente del Pd. "Democraticamente la vedrei come una scelta giusta", commenta Anzaldi.  I tempi però sono stretti considerando che la scissione avverrà ben prima della Leopolda. Già domani 17 settembre, infatti, potrebbero nascere i gruppi parlamentari autonomi alla Camera e come sottogruppo nel Misto al Senato. Renzi punterebbe a un movimento che faccia da terza colonna del Conte bis e che si ponga in un'area moderata rispetto a un Pd sempre più a sinistra. Non solo. Come nota Casini la scissione si fa per un motivo, per esempio per avere le mani libere e decidere se e quando togliere la fiducia al governo giallo-rosso. 

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