(Adnkronos) - La Regione aveva tentato di costruire una protezione normativa per evitare di autorizzare nuove concessioni all'estrazione, fatta eccezione per i due giacimenti principali dell'Eni e della Total nelle aree interne della Val d'Agri. Da una parte la Consulta ha bocciato la moratoria preventiva; dall'altra non ha accolto l'istanza della Regione che impugnava le norme del Governo sulla semplificazione a realizzare infrastrutture in materia energetica, snellendo le procedure e non vincolando l'esito finale al parere dell'ente territoriale (decreto "Cresci Italia"). Contestualmente le compagnie che hanno ricevuto i "no" preventivi hanno iniziato a ricorrere al Tar. Una societa' texana ha gia' ottenuto l'annullamento dell'atto regionale. Ci sono tante compagnie che premono per ottenere permessi di ricerca, in superficie ed anche nel Mar Jonio, davanti alle coste lucane e calabresi. Attualmente i titoli minerari principali sono due: "Val d'Agri" dell'Eni, in esercizio dal 1999 (24 i pozzi di coltivazione), e "Gorgoglione-Tempa Rossa" della Total, che andra' in esercizio all'inizio del 2016. Con questi due titoli sono autorizzati 154.000 barili di greggio al giorno (104mila in Val d'Agri, gli altri nella Valle del Sauro). Firmando il memorandum con il Governo, in base al quale la Regione chiede maggiori ricadute per infrastrutture ed occupazione, la Basilicata si e' resa disponibile a portare l'asticella a 179.000 barili al giorno, aggiungendone 25mila all'Eni che adottera' nuove tecnologie, tali da richiedere l'uso di un numero minore di pozzi. (segue)




