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Ilva, "respinta la provocazione di Renzi". M5s vota no allo scudo penale, fronda interna: il governo traballa

Giulio Bucchi
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L'Ilva continua a spaccare la maggioranza. La commissione Bilancio della Camera ha dichiarato inammissibili "per estraneità alla materia" gli emendamenti di Italia Viva e Forza Italia al Dl Fisco per ripristinare lo scudo penale per Arcelor Mittal e provare a sbloccare l'impasse sullo stabilimento siderurgico di Taranto. Leggi anche: "Sbagliato ripristinare lo scudo". Parla Fassina, ecco perché sul comunista aveva ragione Feltri Gli esponenti grillini parlano di "provocazione respinta" a proposito dell'iniziativa dei renziani, a conferma come più che di alleati si tratti di franchi tiratori o quasi. Ma proprio nel Movimento 5 Stelle il caos è notevole sul tema: il leader Luigi Di Maio si augura che non si arrivi in aula a un voto sullo scudo per la multinazionale indiana, un voto giudicato "inutile" dal momento che Arcelor Mittal ha in ogni caso annunciato l'intenzione di mettere in esubero 5.000 dipendenti, con o senza scudo. Un voto, dunque, capace solo di far emergere in modo eclatante e potenzialmente devastante le differenti posizioni tra i partiti che sostengono il premier Giuseppe Conte. Posizioni differenti anche all'interno dei 5 Stelle, visto che in una riunione del gruppo al Senato con il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, durata 3 ore, secondo quanto riferito da fonti interne al Movimento all'agenzia di stampa Agi "ci sarebbe stata un'apertura da parte di molti senatori affinché nella controproposta che il governo ha fatto ad Arcelor Mittal ci sia anche il tema dello scudo", magari in una versione "light" o "a tempo". Con buona pace dei grillini pugliesi, con Barbara Lezzi ex ministra per il Sud in testa, che sbandierano la linea dura contro gli indiani. 

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