Furbizie di governo (Renzi). Quale miglior momento per alzare le tasse se non quello in cui tutta Italia è distratta? Già, perché mentre venerdì sera guardavamo la nazionale di Cesare Prandelli soffrire e perdere contro la Costa Rica, poco dopo le 18 insomma, il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, approfittava della febbre-Mondiale per imporci l'ennesimo balzello. Si parla del cosiddetto equo compenso, sul quale Franceschini dopo mesi di polemiche ha messo la parola fine (facendoci pagare, ovviamente). Di fatto, mentre l'Italia intera era incollata al teleschermo, il ministro ha firmato il decreto che aggiorna le tariffe per l'equo compenso. Le cifre - D'ora in avanti, ogni volta che acquisteremo un dispositivo di memoria digitale (sul quale - questa la ratio della gabella - è possibile salvare contenuti protetti dal diritto d'autore), dovremo pagare una piccola percentuale alla Siae per quella che in gergo viene chiamata la copia privata. La tassa fu introdotta nel 2003 da una direttiva europea, che prevede un aggiornamento delle tariffe ogni tre anni. Un aggiornamento del quale Mario Monti, nel 2012, non si occupò. E così se n'è occupato Franceschini durante Italia-Costa Rica. Per i prossimi tre anni quando compreremo uno smartphone o un tablet pagheremo dai 3 ai 4,8 euro in più, in base alla grandezza della memoria del dispositivo. Un rincaro monstre, se paragonato a quanto pesava prima la gabella: 0,9 per cento. Franceschini, dunque, ha alzato la tassa di circa il 500 per cento.
