Roma, 14 set. (Adnkronos) - "Solo la mafia poteva avere interesse a compiere quelle stragi. Si tratto' di bombe poste di notte, quasi a prefigurare la possibilita' di compiere azioni ancora piu' sanguinose con ordigni fatti esplodere di giorno. Furono stragi organizzate nel tentativo di instaurare un dialogo ed ottenere una contropartita immediata". Luciano Violante spiega all'Adnkronos i motivi che lo indussero, fin dal dicembre del 1993, a parlare di una possibile matrice mafiosa dietro le bombe e le stragi dell'estate precedente a Roma, Milano e Firenze. Dopo i lanci Adnkronos che ipotizzavano un ruolo di cosa nostra dietro le stragi dell'estate precedente, "parlai di questo argomento il 10 dicembre in un'intervista al Tg3 e poi il 15, in un'intervista all'Unita' nella quale sottolineai la necessita' di essere rigorosi, in considerazione del fatto che Toto' Riina non aveva ancora fatto un giorno di carcere duro. Il 15 gennaio successivo sarebbero state sciolte le Camere, il mondo politico in quel momento era in tutt'altre faccende affaccendato". Nell'analizzare le stragi di qualche mese prima, "arrivai alla conclusione, come altri del resto, che la mafia fosse dietro questa cosa. La mafia ragiona in termini di utile immediato, l'unica cosa sulla quale poteva insistere -prosegue Violante- poteva presumibilmente essere la richiesta di non reiterare il regime di carcere duro per i boss". Ieri Violante e' stato ascoltato dai magistrati di Palermo che indagano sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. "Pensavo di fare una deposizione testimoniale e oggi -osserva Violante- mi sono accorto che invece si trattava di una conferenza stampa, visto che era tutto sui giornali".




