(Adnkronos) - Ma sul piano legislativo, ricorda Draghetti, le cose sono piu' complicate. "Se non dovesse essere convertito il decreto 188, si tornerebbe all'articolo 23 della legge 'Salva Italia' di dicembre 2011, in cui si attribuiscono alle Province solo funzioni di indirizzo e coordinamento". In pratica il decreto di un anno fa, poi convertito in legge, prevede che "Stato e Regioni, con propria legge, trasferiscano le funzioni delle Province ai Comuni o alle Regioni stesse". Una disposizione contro cui diverse Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale che non si e' ancora pronunciata, ma che potrebbe farlo a primavera. Intanto, pero', e' andato avanti il percorso parallelo del decreto 118 per l'accorpamento. In sostanza, se questo non dovesse essere votato, Stato e Regioni dovrebbero fare una legge, di fatto applicativa dell'art. 23 del 'Salva Italia', ma il tutto entro il 31 dicembre 2012, come previsto nel dicembre 2011. Tempi, dunque, un po' troppo stretti. Per questo Draghetti chiede che, quanto meno, se non dovesse andare in porto il decreto 118 "il Governo dia un colpo d'ala: basterebbe posticipare il termine al 31 dicembre 2013". Un anno di tempo in piu' dunque, all'interno del quale cadrebbe anche l'atteso pronunciamento della Consulta e almeno questa variabile verrebbe chiarita, dando un indirizzo chiaro sul piano costituzionale. In ogni caso, "non si da' un vuoto di esercizio di funzioni" conclude Draghetti, rinnovando pero' l'invito alla "responsabilita' del Parlamento" su di un nodo delle riforme istituzionali che "finora sono andate avanti nel piu' completo disinteresse anche delle stesse Camere".




