(Adnkronos) - Secondo Giuliano Fedeli (IdV) "assistiamo ad un 'pasticcio all'italiana', che investe province e gestioni associate. Manca, infatti, un'idea chiara sulle funzioni, sia quelle delegate dallo Stato, sia quelle delegate dalla Regione. Deve essere affrontato il problema del personale - ha aggiunto - L'amministrazione regionale deve aprire un confronto per evitare soluzioni calate dall'alto". "Apprezzo Vittorio Bugli per la sua sincerita': la maggioranza non e' capace di decidere - ha affermato Giovanni Donzelli (PdL) -. Non possiamo dare la colpa al Governo e dargli anche la scelta. E' una sconfitta di quest'aula e della nostra istituzione". "Cerchiamo di dare un senso compiuto a quello che stiamo facendo", ha commentato Pier Paolo Tognocchi (Pd), secondo il quale non ha senso istituire province con un milione e cinquecentomila abitanti, con comuni che variano da tre a centoventinove, con aree che raggiungono anche i seimilacinquecento chilometri quadrati. "Serve una proposta di mediazione - ha concluso - che salvaguardi due province che gia' hanno i requisiti richiesti". "La nostra posizione e' chiara e identica a quella dell'Upi. Come gruppo abbiamo scelto una linea unanime. La maggioranza, invece, a scelto di non decidere". Cosi' Salvadore Bartolomei (Pdl) nel lungo dibattito sul riordino delle Province. Un dibattito che per il consigliere appare piegato "su questioni politiche e solo sul nodo Lucca e Massa. Abbiamo il dovere di disegnare la geografia di una Toscana il piu' possibile omogenea. Certamente non di rinunciare alla possibilita' di correggere un quadro che potrebbe rimanere inalterato per decenni e che porterebbe ad un drastico cambiamento del rapporto tra politica, cittadini e istituzioni". Secondo Bartolomei, la linea scelta dalla maggioranza "non sta in piedi, sia politicamente che economicamente". Da Claudio Marignani (PdL) la richiesta, contenuta in un ordine del giorno, di una "deroga sul numero degli abitanti, affinche' Siena rimanga capoluogo del territorio attuale, sul modello di quanto avviene per altri territori" o, in subordine, la richiesta che "divenga capoluogo di provincia dei territori delle attuali province di Siena e Grosseto, cosi' come proposti dal Consiglio per le Autonomie Locali". Secondo il consigliere, infatti, il "riassetto delle province chiama identita', storia e futuro attraverso una riorganizzazione amministrativa del territorio affrettata ma matura nella sua cornice generale". Tra le motivazioni della richiesta avanzata, Marignani ha ricordato "l'importanza culturale, storico-paesaggistica, turistica, enogastronomica, che caratterizza Siena e la sua provincia. Lo stesso presidente Rossi si e' pubblicamente espresso per il suo mantenimento a capoluogo di un'area vasta comprendente anche i territori delle attuali province di Arezzo e Grosseto". (segue)




