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Coronavirus, buoni spesa solo a chi è antifascista: Giorgia Meloni e il ricatto di Parma

Antonio Rapisarda
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Persino per fare fronte all'emergenza "fame", legata per molti italiani a stretto nodo a quella del Covid-19, un cittadino deve dimostrare di essere antifascista. Tutto ciò succede a Parma, comune amministrato dal grillo-sinistro Federico Pizzarotti non nuovo a sparate del genere. L'ultima, incredibile, riguarda proprio i famosi buoni spesa erogati tramite i Comuni dal governo per le famiglie bisognose, ancora più esposte a causa della crisi scatenata dal coronavirus.

Nel capoluogo emiliano questo "diritto" è perimetrato da una condizione, o meglio da una discriminazione ideologica a tutto tondo. Leggere per credere: «In base all'art. 5 comma 3 bis del Regolamento Comunale per la concessione di Contributi, vantaggi economici e patrocini - si legge nell'autocertificazione - dichiaro di riconoscermi nei principi costituzionali e di ripudiare il fascismo e il nazismo; di non professare e fare propaganda di ideologie nazifasciste, xenofobe, razziste, sessiste o in contrasto con la Costituzione» e così via. Insomma, tutto l'armamentario delle varie proposte Fiano, Boldrini e compagnia.

Che c'entri però la caccia all'uomo "nero" e l'ossessione liberticida della sinistra con il diritto a poter sfamare la propria famiglia non è dato a sapere. Di certo è troppo per l'opposizione di centrodestra. Non crede ai suoi occhi Giorgia Meloni che chiama in causa Luciana Lamorgese: «A Parma il ricatto del sindaco e della sinistra: buoni pasto per chi è in difficoltà in questa emergenza solo a chi si dichiara antifascista tramite modulo. Chiedo l' immediato intervento del Ministro dell'Interno per mettere fine a questa pagliacciata». Una "clausola" giudicata incostituzionale ma soprattutto grottesca: «Quindi per esempio - prosegue Meloni - un anziano che avesse fatto la seconda guerra mondiale nella Rsi e che non volesse sottoscrivere quel modulo dovrebbe morire di fame... Mentre i tagliagole dell'Isis, i mafiosi, i criminali, quelli che inneggiano ai crimini di Pol Pot, di Stalin, alle foibe, possono invece abbuffarsi con i buoni pasto del Comune di Parma».

 

 

Tra i primi a denunciare il fattaccio il senatore di FdI Giovanbattista Fazzolari: «Il grilloide Pizzarotti e la solita sinistra ricattano i bisognosi e i più fragili», ha attaccato:. «Se non firmi puoi morire di fame. Ma quanto fa schifo questa gente?». Dal comune di Pizzarotti, recidivo a campagne "bavaglio" del genere, fanno sapere che è tutto a norma: «Si tratta di un regolamento unico che riguarda la concessione dei patrocini, i contributi e l'utilizzo delle sale civiche - questa la versione affidata all'Adnkronos -. Un regolamento ampio, fatto di diversi articoli, tra cui uno in cui si richiede di ripudiare ideologie naziste e xenofobe e di riconoscersi nella Costituzione».

Morale? «È diventata antifascista anche la pastasciutta a Parma», commentano a loro volta i deputati emiliani di FdI Galeazzo Bignami e Tommaso Foti, con tanto di interrogazione parlamentare al governo: «È vergognoso che in questo momento un comune possa decidere a chi concedere buoni pasto e a chi no, solo in base alle sue idee politiche».

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