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Luca Zaia e Stefano Bonaccini, coppia di fatto: chi trama per "bruciarli"

Alessandro Gonzato
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Da qualche settimana vanno virtualmente a braccetto. Uno è di Conegliano, terra del Prosecco, è leghista, è cresciuto con la Serenissima Repubblica di Venezia nel cuore, e governa il Veneto da dieci anni. L'altro è nato a Modena, dove domina il Lambrusco, ha fatto la trafila nella sinistra - Pds, Ds, Pd - e a gennaio è stato riconfermato alla guida dell'Emilia Romagna. Politicamente, Luca Zaia e Stefano Bonaccini, non avrebbero nulla in comune. Il Doge è stato eletto a furor di popolo per combattere il centralismo statale. Il Bruce Willis di Campogalliano, soprannome datogli tempo addietro da Matteo Renzi, fa parte del partito che vorrebbe riportare ogni competenza a Roma. Eppure, miracoli dell'inettitudine dell'esecutivo Conte, il leghista e il Dem la pensano allo stesso modo su parecchie questioni importanti.

 


LE ELEZIONI
La prima riguarda le elezioni regionali e amministrative che se non ci fosse stato il Covid si sarebbero svolte a fine maggio e che ora l'avvocato foggiano sta cercando di ritardare il più possibile. Il motivo è semplice: dalla stragrande maggioranza delle sfide Dem e 5 Stelle usciranno con le ossa rotte e a quel punto il problema politico diventerebbe enorme. Ma come: Bonaccini è del Pd e spinge per andare velocemente al voto? Sì, altrimenti la scuola riaprirà in ritardo e sarà ancora il caos. Oltretutto, in caso di ritorno del virus - peraltro preconizzato dagli stessi tecnici di Palazzo Chigi - le urne si allontanerebbero ulteriormente. «I territori interessati», ha scritto al governo in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, «utilizzeranno la prima domenica utile di settembre. In questo modo» ha aggiunto, «le Regioni ribadiscono la loro piena competenza in materia di elezioni regionali».

La lettera contesta la decisione del premier col quale i governatori avevano già raggiunto l'intesa e invece, come ha sottolineato Zaia, «l'accordo è entrato Papa ed è uscito cardinale». Roma ha deciso che la prima data utile è quella del 20-21 settembre, ma la finestra temporale va fino al 15 dicembre. «Il Paese sta scrivendo una pessima pagina di storia» ha tuonato il leghista. «Le Regioni non sono in grado di programmare l'apertura delle scuole perché non sanno ancora quando si andrà a votare, semplicemente perché qualcuno non vuole il voto». Se fosse il 20-21, i ballottaggi sarebbero il 4-5 ottobre. Le lezioni, di fatto, incomincerebbero con un mese di ritardo. Zaia e Bonaccini poi hanno fatto fronte comune in videoconferenza col ministro Gualtieri per discutere del rilancio delle fiere.

APPELLO A GUALTIERI
Zaia ha portato l'esempio di Verona «che ha già perso il 60% del fatturato annuale, pari a 65 milioni, oltre ad altri 700 di affari non conclusi. La preoccupazione» ha sottolineato «è che se non si trovano le modalità per riaprire, a fine anno il calo sarà del 90%». Anche il fatturato del polo fieristico emiliano-romagnolo (Bologna, Rimini, Parma) è crollato di due-terzi ed è stato necessario l'intervento di Cdp. Bonaccini chiede di poter riaprire le strutture e di essere messo nelle condizioni di progettare i prossimi eventi internazionali in anticipo. Altro punto in comune. Zaia ha chiesto a Bonaccini di farsi portavoce per il ritorno alla normale capienza sui mezzi pubblici: «Inutile fantasticare che si possa andare avanti così», ha dichiarato il presidente del Veneto, «inoltre, pur mancando il traffico scolastico, si formano già assembramenti alle fermate». I due, inoltre - aggirando il governo - a metà maggio hanno autorizzato le visite tra congiunti residenti nelle province confinanti, Rovigo e Ferrara. Il trevigiano e il modenese ci stanno dando dentro anche ora che l'emergenza sanitaria è alle spalle. Sono scomodi, e qualcuno sta cercando di "bruciarli". Il Doge e Bruce Willis vanno d'accordo persino sull'autonomia regionale.

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