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Giuseppe Conte, la prima giornata degli Stati generali: "Soldi in cambio di riforme", l'Europa gli ordina di cambiare

Fabio Rizzo
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L'Europa è pronta a sborsare i soldi. Ma chiede che l'Italia si metta in carreggiata, facendo le riforme e riducendo il debito pubblico. Più che una passerella, il primo giorno degli Stati generali è stato un bagno di realismo per Giuseppe Conte. Le aspettative a Bruxelles sono alte. E il premier, quando gli operai smonteranno gli allestimenti di Villa Pamphilj, si troverà ancora ad avere a che fare con la maggioranza di prima. Scalcagnata e litigiosa. In queste condizioni, Conte dovrebbe essere capace di portare a compimento le riforme della burocrazia, del fisco, della giustizia, della semplificazione della Pubblica amministrazione? Forse ci crede solo lui. E poi c'è il tema dei fondi. A Roma danno per scontato il Recovery fund (ora si chiama Next Generation Ue), ma non è così. È solo una proposta e si prevede un negoziato complesso. Inoltre la pecunia, quella vera, arriverà non prima del 2021. E l'avvocato dovrà andare in Europa con il cappello in mano per pietire un "ponte", come lo chiama lui, «che ci consenta di averne una parte già in autunno». Altrimenti, altro che «manovre portentose». Il messaggio che arriva dalla Troika è univoco: fate i seri. «L'Unione europea è e sarà al fianco dell'Italia nella ripresa dopo la crisi del Covid-19», assicura la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, perché «l'Europa ha bisogno di un'Italia forte». Con il programma Next Generation ci saranno «opportunità uniche» per il Belpaese, ma Roma deve fare le riforme necessarie per sbloccare un'economia immobile.

 

 


Messaggio unico - Stesso messaggio arriva anche da David Sassoli, presidente del Parlamento europeo: «Ricordo che i fondi che arriveranno nelle casse nazionali saranno pubblici e non sarà ammissibile la perdita o lo spreco di questo denaro». Poi Sassoli invita Conte a darsi una mossa: «Bisogna fare in fretta. Servono riforme strutturali e interventi di sostegno diretto alle persone». «Il Recovery Fund raggiungerà il suo pieno potenziale», concorda Christine Lagarde, presidente della Bce, «solo se sarà saldamente radicato in riforme strutturali concepite e attuate a livello nazionale». «Le ingenti risorse» che arriveranno da Bruxelles, ricorda Paolo Gentiloni, commissario europeo per l'Economia, «metteranno alla prova i singoli paesi». Si accede a esse «volontariamente» sulla base di «piani elaborati dai governi nazionali», ma questi non dovranno essere «libri dei sogni». Una strigliata al governo arriva anche dal Governatore della Banca d'Italia: «I fondi europei non potranno mai essere gratuiti: un debito dell'Unione europea è un debito di tutti i paesi membri e l'Italia contribuirà sempre in misura importante al finanziamento delle iniziative comunitarie». Il principale problema della nostra economia, ricorda Ignazio Visco, è «da oltre 20 anni, quello della bassa crescita, a sua volta riflesso della debolissima dinamica della produttività». Per cui servono interventi in almeno tre macro aree: Pubblica Amministrazione, burocrazia, innovazione. E poi, aggiunge, ci vuole una riforma fiscale: «Un profondo ripensamento della struttura della tassazione».

Gli appunti - Giuseppe Conte prende appunti. Il suo ego ipertrofico è nutrito dai complimenti ricevuti dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che definisce l'Italia un modello (!), e il premier fa girare una velina per sottolineare queste parole di elogio. Per il resto, Conte resta nel campo in cui si sente più a suo agio. Quello degli annunci generici. «Non vogliamo sprecare neanche un euro per il rilancio del paese», promette, «non ci accontenteremo di ripristinare una normalità, vogliamo migliorare il paese». Poi fa un nuovo invito alle opposizioni («Partecipate agli Stati Generali») e si appella a Salvini e Meloni perché convincano i paesi Visegrad ad approvare il Recovery Fund. Infine arriva una nuova presa di distanze dal piano Colao: «La voluntary disclosure pone dei problemi sui possibili reati che ci sono dietro», dice Conte. La verità è che i Cinquestelle non la vogliono e lui non vuole farli arrabbiare. L'ex amministratore di Vodafone interverrà lunedì. Con i sindacati, le Regioni e i sindaci.

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