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Stefano Bonaccini, cortocircuito Pd Lega: "Il Nord deve ripartire subito, il Sud può aspettare"

Alessandro Gonzato
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Fosse stato un leghista, o comunque un quotidiano non prono al governo giallorosso, ad affermare che «il Nord, la parte del Paese che produce più della metà del Pil, ha bisogno di ripartire subito», starebbero volando le solite ridicole accuse di razzismo. Qualcuno dei ministri, quasi tutti meridionali, avrebbe rievocato il pericolo della «secessione dei ricchi», col vasto campionario di scemenze a cui ci hanno abituato. E invece, a dire che se Conte non mette il settentrione in condizione di fare il proprio mestiere collassa tutta l'Italia, è stato Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna ma soprattutto uomo del Pd, uno che sventola la bandiera rossa da quando portava i calzoni corti. Che il Nord debba ricominciare a correre a più non posso lo ha dichiarato in un'intervista con la quale La Stampa, ieri, ha aperto il giornale. E tanto dalle parti di Palazzo Chigi quanto tra i peones dem e i grillini, nessuno ha avuto il coraggio di fiatare. Anche perché negare che se la baracca non è ancora venuta giù del tutto il merito è in larga parte di Lombardia (22% del Pil), Veneto, Piemonte, Liguria e appunto Emilia-Romagna, sarebbe troppo anche per le migliori facce di bronzo oggi casualmente al potere. la stoccata Il residuo fiscale complessivo di tali regioni si aggira sui 140 miliardi di euro, soldi che i cittadini versano a Roma e che non ritornano né sotto forma di beni né di servizi.

 

 

 

 

Insomma: trattasi di generosissima beneficenza. Bonaccini, il Bruce Willis di Camogalliano - come lo ha soprannominato Renzi qualche anno fa - ha dato una stoccata anche al premier: «Si possono prendere ottime decisioni, ma se non sono veloci una vale l'altra». Il governatore del Pd, inoltre, sta facendo asse col collega veneto e leghista Luca Zaia sull'autonomia regionale. E anche in questo caso non c'è "compagno" che accusi Bonaccini di volere spaccare il Paese, come invece accade regolarmente quando è il "Doge" a mettere il governo di fronte alle proprie responsabilità. Allorché s' è formato il tragico sodalizio Dem-5Stelle non non passa settimana senza l'annuncio o la richiesta di nuovi investimenti per il Mezzogiorno. Come se finora i soldi dello Stato, o meglio, degli italiani, fossero finiti nelle tasche dell'imprenditore di Monza o di Treviso. Bonaccini non predica solitario nell'universo Dem. Pure i sindaci di Milano e Bergamo, Giuseppe Sala e Giorgio Gori, hanno iniziato a invocare un'inversione di tendenza. il segretario Nelle file della sinistra sono sempre di più gli amministratori del Nord che sostengono l'assoluta necessità di azioni mirate a far ripartire le regioni-locomotiva. Chi non ci pensa, oltre naturalmente ai grillini (che al Sud hanno la stragrande maggioranza del residuo bacino elettorale), è il segretario dem Nicola Zingaretti, la cui unica preoccupazione è quella di rimanere aggrappato ai braccioli della poltrona come si faceva con le corna del toro meccanico al luna park. Si dice che potrebbe essere proprio Bonaccini a disarcionarlo, ma il Bruce Willis di Campogalliano nega: «Non mi permetterei mai di mettere in difficoltà il mio segretario». E però poi aggiunge: «In questi anni ho rafforzato il mio profilo di governo...». Il fratello di Montalbano stia sereno.

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