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Giorgia Meloni, il sondaggio esclusivo: quanti voti ruba a Lega, Forza Italia e M5S

Pietro Senaldi
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Alle elezioni Europee di un anno fa la Lega ottenne il 34,3% dei consensi, con oltre nove milioni di voti, mentre Fratelli d'Italia si fermò al 6,4%, con un milione e settecentomila preferenze. Salvini aveva il vento in poppa grazie alla sua politica su immigrazione e sicurezza e il suo pragmatismo era esaltato dal confronto con l'inconcludenza degli alleati grillini di governo. La Meloni cresceva rispetto alle Politiche dell'anno prima, dove aveva ottenuto il 4%, ma più lentamente, impossibilitata ad agire si era dedicata alla semina ma era ancora la terza forza dell'alleanza di centrodestra. A distanza di un anno, stando ai sondaggi, Fratelli d'Italia ha più che raddoppiato i consensi, oggi vale circa il 14% e ha concrete possibilità di superare M5S. Un balzo, nelle proporzioni, simile a quello fatto nel 2019 dalla Lega, che viceversa ha subito una flessione, anche se attualmente la tendenza pare essersi ancora una volta sensibilmente invertita, e veleggia intorno al 26%, sempre di gran lunga primo partito. Il nuovo scenario apre a una competizione tra sovranisti, che però non danneggia la coalizione di centrodestra, che tutti i sondaggi (l'ultimo proprio ieri a cura di Ipsos) danno per vincente in caso di elezioni. 

L'istituto demoscopico Analisi Politica, diretto dal sondaggista Arnaldo Ferrari Nasi, già docente di Analisi della Pubblica Opinione all'Università di Genova, ha elaborato per Libero uno studio sulle ragioni del boom della formazione della Meloni, cercando di documentare come e a chi ruba consensi. Ne è risultato che Fratelli d'Italia prende un po' da tutti, a eccezione dei partiti di sinistra naturalmente, ma in particolar modo da Salvini, al quale in un anno avrebbe sottratto 6 punti percentuali dei consensi complessivi. Tra i nuovi elettori arrivati, ma non provenienti dalla Lega, la parte del leone la fanno gli ex berlusconiani, che rappresentano il 45% dell'insieme e fanno salire i gradimenti complessivi di quasi il 2%, un apporto di poco superiore a quello dei grillini delusi, che rappresentano il 35% dei simpatizzanti guadagnati nell'ultimo anno dalla destra. Quanto all'identikit dei salviniani in fuga verso la Meloni, Ferrari Nasi spiega che sono per lo più uomini, sopra i cinquant' anni con una bassa scolarizzazione e un'alta religiosità e provenienti dal Nord-Est. «Questo significa» chiosa il sondaggista «che il Salvini dell'unità nazionale e del rosario non ha convinto del tutto il Veneto tradizionale e cattolico; non ci sarebbe da stupirsi quindi se, alle Regionali di settembre, Fdi risultasse il secondo partito dell'alleanza di centrodestra dietro la lista Zaia e davanti alla Lega». Le ragioni della transumanza di voti verso la Meloni sono essenzialmente due. Fratelli d'Italia non è mai stata al governo, e quindi capitalizza più facilmente il voto di protesta ed è la prima scelta naturale degli elettori delusi sia di Lega che di Forza Italia. Quanto a M5S, nella sua componente di destra, il Movimento è stato svuotato ampiamente già da Salvini e quindi Giorgia, per molta parte della base grillina rimasta ancorché delusa, è poco attrattiva. «La componente di destra dei cinquestelle, molto forte in passato» commenta Ferrari Nasi, «resta comunque del 20% e corrisponde a un milione di voti», bacino di possibile crescita ulteriore, come il 33% di chi non ha indicato un partito, «la metà dei quali» spiega Ferrari Nasi «statisticamente poi va a votare e sceglie per appartenenza politica», e qui Fratelli d'Italia potrebbe crescere di un ulteriore 3-4%, considerando che il 19% degli indecisi si dichiara di centrodestra e il 53% non si schiera.

 

 

 

L'altro aspetto interessante dello studio di Analisi Politica riguarda la compattezza del centrodestra. Il 22% degli elettori di centrodestra non leghisti ritiene che la Meloni dovrebbe prendere maggiori distanze da Salvini, anche rischiando di rompere l'alleanza. Ma solo il 4% di quanti la pensano così vota Fratelli d'Italia, mentre a favore della spaccatura si pronuncia ben il 53% dei berlusconiani. La maggioranza degli elettori di centrodestra non salviniani (il 39%) ritiene invece che sia giusto cercare una maggiore autonomia dalla Lega ma non si debba assolutamente correre il rischio di rottura, mentre per il 30% il rapporto tra Giorgia e Matteo va bene così. Solo il 20% degli intervistati comunque ritiene che la Meloni non abbia un atteggiamento più aggressivo verso Salvini per mancanza di leadership, mentre il 77% le riconosce di tenere un attento comportamento strategico nei rapporti con la Lega. «La leader di Fdi» spiega Ferrari Nasi, «non è più percepita come schiacciata su Salvini, sensazione invece diffusa fino a poco tempo fa, ma le viene riconosciuta piena autonomia tattica. Il che significa che per gli elettori, ormai, non esiste un centrodestra senza la Meloni». 

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