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Stefano Bonaccini parla da premier: "Sì al Mes. Immigrazione? Non si può accogliere chiunque"

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Stefano Bonaccini, in piena emergenza coronavirus, si è aggiudicato una certa fama anche nel Pd, tanto che molti hanno fatto il suo nome come successore di Nicola Zingaretti.  Eppure stando a molti rumors il governatore della Regione Emilia-Romagna non escluderebbe poltrone più alte, magari proprio quella di Palazzo Chigi: la corsa da premier è possibile. Ad avallare la teoria anche l'intervista rilasciata a La Stampa a ridosso del via libera alla proroga dello stato d'emergenza. Nel colloquio con il quotidiano il dem usa toni da premier, senza mai mancare di bacchettare i giallorossi: "Avevo sconsigliato di prolungare fino al 31 dicembre lo stato d'emergenza - ha chiosato -, perché di mese in mese dobbiamo poter verificare come stiano andando le cose e infatti sappiamo che oggi, a differenza di qualche mese fa, siamo in grado di andare all'"attacco" del virus, anche se non abbiamo ancora vinto".

Poi Bonaccini si lascia andare a un consiglio dal chiaro intento: "Io sono per prendere le risorse del Mes. Non voglio creare problemi nella maggioranza - mette subito le mani avanti accorgendosi di quanto le sue dichiarazioni possano essere pericolose -, ma i fondi del Mes senza condizionalità li prenderei subito". Non solo, perché il presidente della Regione non si limita a questo e chiede un briciolo di autonomia nella gestione dei fondi Ue, "perché un governo centrale non può pensare di investire e gestire tutte quelle risorse da solo".

 

 

Il vero tema che tiene banco questi giorni, o meglio, il tallone d'Achille di questo esecutivo, Bonaccini lo conosce bene. "Serve molto rigore nella gestione del fenomeno immigrazione - spiega parecchio critico nei confronti dell'operato di Conte e Luciana Lamorgese -, per evitare che torni a essere un argomento in mano alla propaganda leghista. Siamo un Paese che non può accogliere chiunque e nessun Paese può farlo. Dobbiamo integrare chi arriva per lavorare e per studiare ma sul tema della sicurezza serve un approccio molto pragmatico". Bonaccini insomma parla "come se fosse Zingaretti" (e, probabilmente, pensa allo scranno di Conte).

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