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Open Arms, Matteo Salvini a processo: in Senato tutto come previsto, il leghista alla sbarra

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Tutto come previsto, Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per la vicenda del sequestro della Nave Ong, Open Arms.  In Senato 149 voti contari a bloccare l'autorizzazione a procedere e 141 favorevoli, 1 astenuto. Voto non valido per mancanza della maggioranza assoluta e, dunque, si celebrerà il processo contro l'ex ministro dell'Interno. L'accusa, lo si ricorda, è quella roboante di "sequestro di persona". Decisivo il voto di Italia Viva, annunciato in mattinata da Matteo Renzi in Aula. Una decisione presa dopo che mesi fa il partito di Renzi aveva votato per il no al processo del leader leghista in commissione. "Noi non dobbiamo rispondere alla domanda se Salvini abbia commesso reato o no, a questa domanda deve dare risposta la magistratura. Noi dobbiamo dire se ci fosse un preminente interesse pubblico nel non far sbarcare i migranti, scelta avallata dal presidente del Consiglio. Per me il preminente interesse pubblico non c'è", le parole dell'ex premier.

 

 

Il leader leghista nel suo discorso, prima del voto del Senato,  ha orgogliosamente rivendicato il suo operato da ministro dell'Interno e rivolgendosi ai colleghi senatori ha esclamato: "Andrò fino in fondo, senza aiuti né aiutini". E ancora, ha aggiunto che l'unico peso che gli consegna questa vicenda è quello di "dover spiegare ai miei figli perché papà verrà processato. Ma vado avanti a testa alta", ha rimarcato. In soccorso di Salvini la senatrice leghista, Giulia Bongiorno: "Salvini ha fatto il proprio dovere di ministro, perseguendo l'interesse pubblico". Un intervenento, quello della Bongiorno, che ha infiammato l'aula: "State facendo quello che chiedeva Luca Palamara nelle intercettazioni. Vi siete inginocchiati a Palamara, un giorno capirete che cosa avete fatto", ha tuonato.

Nel corso del dibattito della giornata, durissimo lo scontro tra Salvini e Renzi. Il primo, dopo la piroetta del leader di Italia Viva, aveva affermato: "Preferisco il silenzio dei grillini alle 'supercazzole' di Renzi". E ancora, aveva aggiunto che "contro di me si farà un processo politico. Io  non porto i miei avversari in tribunale. L'unico tribunale è quello del popolo, del voto, delle elezioni". Su Twitter, inoltre, subito dopo l'intervento di Renzi il leader della Lega aveva cinguettato: "Se andrò a processo, ci andrò a testa alta. Se pensano di intimorire la Lega con un processo politico "alla Palamara" si sbagliano di grosso. Quando tornerò al governo farò esattamente le stesse cose", concludeva con una sorta di promessa.

 

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