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Giuseppe Conte, ecco tutti i nomi del suo nuovo gruppo. Ma i numeri non tornano

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Giuseppe Conte si è dimesso e ha aperto formalmente la crisi di governo. Adesso l’obiettivo del fu avvocato del popolo è provare a dare alla luce un gruppo-lampo formato dai “responsabili”, che diventerebbero una formazione autonoma abilitata a salire al Quirinale e partecipare alle consultazioni. Gli uomini del premier sono al lavoro sia alla Camera - dove il nuovo gruppo sarebbe in dirittura d’arrivo - che al Senato: secondo le agenzie di stampa, a Palazzo Madama il gruppo “contiano” sarebbe composto dagli ex forzisti Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin; dagli ex grillini Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Maurizio Buccarella e Luigi Di Marzio; da Adriano Cario e Riccardo Merlo di Maie. Si è sfilata in mattinata Sandra Lonardo dopo uno scontro con la Rossi sul simbolo, riferiscono le agenzie di stampa.

 

 

Il problema? Hanno già tutti votato sì alla fiducia a Conte una settimana fa”, ha fatto notare Lorenzo Pregliasco (fondatore di YouTrend): ciò significa che il premier non ha comunque i numeri necessari per sostituire il gruppo di Italia Viva. Il Pd è infatti molto preoccupato da questo punto di vista e ha già cambiato idea sul “mai più” con Renzi, che d’altronde non era una linea particolarmente condivisa all’interno del partito: “È necessario che si superi questa contrapposizione tra Conte e Renzi, occorre ‘spersonalizzare’ la partita e far tornare la politica”, ha sottolineato un esponente dem.

 

 

In altri termini, meglio riaprire il dialogo con il fu rottamatore piuttosto che gettarsi in una crisi al buio, cercando l’appiglio per la salvezza in un fantomatico gruppo che innanzitutto non è detto che si riesca a formare davvero e in tempo, in più non è comunque garanzia di stabilità a livello di numeri. Tra l’altro da Italia Viva continuano ad arrivare segnali di apertura: “Conte? Noi mai abbiamo messo veti su nessuno - ha dichiarato Ettore Rosato - non lo abbiamo fatto a dicembre, né in aula quando ci siamo astenuti e non lo facciamo neanche adesso”.

 

 

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