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Mario Draghi, via alla "Fase 2" del governo a "maggioranze variabili". Tremano i partiti: cosa cambia ora

Mario Draghi

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Comincia la fase due di Mario Draghi: riformare un Paese irriformabile. Con l'alibi "le riforme le chiede l'Europa", il presidente del Consiglio chiamerà tutte le forze politiche, gli apparati dello Stato, il mondo del lavoro, a una sorta di verifica per superare gli interessi di partito e approvare dei provvedimenti che segneranno una svolta storica, una discontinuità con il passato. Dopo l'accelerata sulle vaccinazioni, riporta il Corriere della Sera in un retroscena, la svolta sta nel Recovery plan, nelle quaranta pagine che hanno riempito il vuoto lasciato da Giuseppe Conte: quello delle riforme.

 

 

In questo scenario Draghi sa che avrà una sorta di "maggioranza variabile", su alcuni provvedimenti, i partiti potranno alternativamente schierarsi a favore o contro "dentro il perimetro della grande coalizione". Del resto l'obiettivo di palazzo Chigi è realizzare il piano stabilito, con buona pace dei partiti che compongono la maggioranza di governo. I provvedimenti di Draghi incideranno sull'assetto complessivo del sistema nazionale. Il decreto semplificazioni, che verrà varato entro metà maggio, sarà la "prova del nove in Parlamento", perché si tratterà della "prima pietra del progetto di modernizzazione del Paese, la base di revisione per la Pubblica amministrazione, le autorizzazioni ambientali, le infrastrutture, la digitalizzazione...".

 

 

Poi ci sarà il provvedimento sulla concorrenza, che l'Europa ha indicato come priorità. "Tema delicato", spiffera qualcuno. Draghi sa che potrebbe prodursi "l'effetto Nimby", della serie cambia le cose ma non in casa mia. Ma dalla sua parte ha la sicurezza che i miliardi del Pnrr, lo potrabbo agevolare nel portare a termine il suo compito: rilanciare l'economia. E in questa fase due del governo non c'è nessun Piano B. E i partiti dovranno adeguarsi e assumersi le loro responsabilità. Come quando si tratterà di riformare la Giustizia. Tutti d'accordo sulla necessità di "ridurre i processi", come dice Marta Cartabia. Ma non sarà semplice mettere tutti d'accordo sulle modalità.  

 

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