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Alessia Morani, "scusate... ho un impegno": l'ultima figuraccia della piddina alla festa leghista

Francesco Specchia
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Il Papeete, perla politica d’estate, è sempre un luminoso palco di Broadway. Solo qui si attizzano le folle, vorticano le idee e si smontano i governi. Non è un caso che, solo da qui, Matteo Salvini in vacanza, dichiari stentoreamente: «Conte odia Draghi e Letta gli fa da palo» e «Letta è una banderuola che non guida il suo partito». E non è un caso che proprio verso il Papeete sia dunque indirizzata la reazione del solitamente quieto Enrico Letta.

 

 

Il segretario del Pd ha infatti reagito via Twitter alla durissima dichiarazione salviniana: «Io faccio da palo? Sì, è il linguaggio con cui probabilmente sei abituato a parlare con i tuoi consiglieri facili di pistola,Adriatici a Voghera o Aronica a Licata». Tant’è.Ma è un fatto che la politica mai come ora si stia impastando (dopo gli ultimi scossoni veri della riforma della Giustizia, non pensiamo che ce ne saranno altre ad agosto anche se con Draghi si sa mai…) di polemiche salmastre e virili attacchi personali, tesi soprattutto a mantenere coeso, per ciascun leader, il proprio elettorato che minaccia di sciogliersi col solleone.

Non che Salvini abbia tutti i torti: fuor di metafora, se non fosse stato per Letta corso in appoggio al M5s che lo sosterrà alle amministrative, davvero la legge Cartabia sarebbe passata subito per com’era stata votata da tutti i partiti in sede di Consiglio dei ministri, Pd eM5S compresi. Peraltro, la scelta di Letta di far da sponda a un Conte che appariva sfiatato prima del soccorso Pd, vede sfrigolare polemichette che mai avresti detto, allo stesso Nazareno. Ma è pur vero che, da parte di Salvini sparare ora contro il Pd fomenti il popolo padano e, al contempo, distragga l’attenzione dalle contraddizioni che in queste ore attraversano la Lega (Fedriga, Zaia e Molinari che bocciano colleghi come Borghi e Bagnai scesi in piazza con no Pass e no Vax). I partiti, insomma, si stanno scaldando nella canicola; e stanno trasformando la Santa Alleanza governativa nel nome di Draghi in una convivenza forzata che produce mali frutti.

 

 

Per esempio, proprio a Milano Marittima, all’interno della Festa della Lega, era stato organizzato un convegno sull’immigrazione; e, essendo di quelle parti, era stata invitata la deputata Alessia Morani, Partito Democratico. La quale Morani, però, ha declinato la proposta, neanche troppo gentilmente: «Ho un impegno in parlamento. Non andrò di certo, a maggior ragione adesso che ho letto le parole di Salvini su Letta. Il senatore farebbe bene a guardare in casa propria, e a preoccuparsi delle prese di distanze dalla sua linea da parte di Zaia, Fedriga o Giorgetti. Lamia partecipazione sarebbe stata inopportuna»

Hai voglia il Pd a ribattere che «non c’è alcun veto alla partecipazione di un esponente Pd alla festa della Lega,non c’è stato alcun invito ufficiale. Questo dimostra perlomeno la disorganizzazione». La Lega, di rimando, risponde col segretario romagnolo Jacopo Morrone. All’inizio con una frase che appare di cortesia istituzionale: «Spiace per le polemiche del Pd:avremmo accolto con piacere l’onorevole Alessia Morani e speriamo che ci sia qualche altro esponente di sinistra pronto a confrontarsi sull’immigrazione»; ma che, in coda, infila l’ennesima stilettata: «Non vorremmo che Letta passasse da fare il palo a Conte a uomo in fuga». E qua dubitiamo che il Pd mandi in rappresentanza anche l’ultimo segretario di circoscrizione. Tra l’altro alla Festa della Lega, in cui Salvini rispolvererà il progetto di un centrodestra unito, non è stato invitato nessun rappresentante di Fratelli d’Italia; «ma non c’è nessuna polemica», riferiscono dalla Lega, e noi registriamo. Sarà. Anche se però, diamine, è strano. Passerà anche questa estate…

 

 

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