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Meridione determinante per le prossime elezioni: il rischio è il trionfo delle oligarchie locali con obiettivi clientelari

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Francesco Carella
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Non vi sono sondaggi che non diano per le prossime elezioni politiche il centrodestra - con una forte trazione esercitata dalla Lega e da Fratelli d'Italia - in netto vantaggio sia al Nord che al Sud. Tanto vale dirlo con franchezza: l'incognita è rappresentata da ciò che potrebbe accadere in particolar modo nel Meridione, là dove numerosi precedenti storici attestano ciò che gli scienziati politici chiamano "fenomeno di bandwagoning", ovvero una corsa continua per salire sul carro dei vincitori. Il rischio reale è che ad occupare i posti in prima fila, siano le oligarchie locali la cui unica attività nei decenni passati è consistita nell'accaparramento di risorse pubbliche per distribuirle con finalità eminentemente clientelari. Si tratta di un passaggio delicato che probabilmente riguarderà soprattutto la Lega non ancora attrezzata per controllare le dinamiche del Bandwagoning a differenza di Fratelli d'Italia, un partito storicamente strutturato nelle regioni meridionali. Il pericolo reale, in mancanza di contromisure, è che la possibile affermazione elettorale del centrodestra potrebbe alla fine risultare fragile, mentre il Sud perderebbe l'ennesima occasione per liberarsi dei tanti "Don Luigino" ed avviare un effettivo processo di modernizzazione politico-culturale. Non sono stati approfonditi fin qui a sufficienza i punti di saldatura fra la storica proposta politica della Lega e l'originalità del pensiero dei più lungimiranti meridionalisti. Infatti, Don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare, indicava già un secolo fa nella "rivoluzione delle autonomie locali" la strada maestra da percorrere «sia per ottenere una reale emancipazione delle classi dirigenti del Meridione che per formare una pubblica opinione consapevole dei diritti e dei doveri di un cittadino in uno Stato democratico».

 

 

 

Riproporre il tema nei prossimi mesi da parte della Lega rappresenterebbe un modo di spostare il dibattito sulla questione meridionale dal terreno della pura assistenza a quello dell'innovazione. Non vi è alcuna contrapposizione - come strumentalmente a sinistra vogliono dare ad intendere - fra Nord e Sud. Lo ricorda in "Scritti sulla questione meridionale" lo storico Gaetano Salvemini quando scrive che «la lotta riguarda masse meridionali e reazionari del Sud, così come la gente del Nord e i reazionari settentrionali. Per risolvere la questione meridionale è necessario un decentramento amministrativo che dia a Roma solo i poteri essenziali». Il processo avviato da Salvini con l'obiettivo di trasformare la Lega in un partito nazionale non può che avere come riferimento teorico l'insegnamento dei più illuminati meridionalisti, quali Don Sturzo, Salvemini, Guido Dorso, Giustino Fortunato. Al leader della Lega, di qui al prossimo appuntamento elettorale previsto nel 2023, si richiede lo sguardo lungo di chi è attento più alla storia che alla cronaca quotidiana, per fare in modo che la "rivoluzione delle autonomie" diventi un potente volano per modernizzare il Sud e rendere più veloce il Nord.

 

 

 

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