Roberto Mancini, se non voti a sinistra la sinistra ti infanga

A destra non è permesso fare quel che a sinistra è normale. La riprova? Quello che sta succedendo all'allenatore che si è pronunciato a favore di Francesco Acquaroli
di Corrado Oconevenerdì 4 luglio 2025
Roberto Mancini, se non voti a sinistra la sinistra ti infanga

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Siamo alle solite: a destra non è permesso fare quel che a sinistra è normale. Come è noto, ogni volta che si vota la sinistra mette in campo gli endorsement di uomini dello sport, dello spettacolo, dell’intrattenimento. Insomma, di tutti coloro che sono (e qualche volta si presume che siano) popolari e quindi in grado di spostare voti non politicizzati. Il gioco funziona raramente, sia perché gli italiani non sono stupidi e giudicano i politici per il loro operato e con la propria testa; sia perché spesse volte si tratta di quelli che Rino Formica chiamò una volta “nani e ballerine”, cioè personalità note forse, ma non proprio carismatiche. Se però una di queste persone affermatasi in ambito non politico fa professione di fede a destra, succede un pandemonio. Lo stiamo vedendo in queste ore con Roberto Mancini, che certo non appartiene alla categoria a cui faceva riferimento Formica avendo conquistato i galloni sul campo, nel gioco più popolare che c’è. L’altro giorno il pluridecorato calciatore e poi allenatore di club non solo italiani e ultimamente (con non molta fortuna) anche della nostra nazionale ha avuto l’ardire di pronunciarsi, lui marchigiano di Jesi, a favore del governatore uscente, Francesco Acquaroli, che si è ricandidato per un secondo mandato. Non solo: ha anche interrotto la narrazione che la sinistra, che cerca di riconquistare una regione notoriamente “rossa”, aveva teso fino a quel momento ad accreditare: l’esperienza del governo di centrodestra sarebbe stata, secondo loro, fallimentare. «Acquaroli ha fatto un ottimo lavoro nelle Marche, ha governato non solo bene, ma benissimo», ha detto Mancini.

ASPETTO UMANO
E in effetti i dati ci parlano di un aumento del turismo e di molti altri indicatori positivi anche dal punto di vista della tenuta economica della regione. Mancini ha poi anche sottolineato gli aspetti umani di una persona che ha definito perbene ed affidabile. Non lo avesse mai fatto! Da quel momento è cominciata una vera e propria character assassination. Lungi dal misurarsi sui dati di fatto, la sinistra ha preferito scendere sul terreno del moralismo più pretestuoso, avvalorando l’immagine di un Mancini personaggio cinico e perfino antipatriottico. Lo sfidante di Acquaroli, il sindaco del Pd di Pesaro, Matteo Ricci, ha, ad esempio, licenziato due post al vetriolo per i social, mettendo in dubbio sia la moralità del tecnico sia la persona di Acquaroli, definito senza troppo rispetto, insieme alla sua giunta, «questa mediocrità da mandare a casa». La dichiarazione di voto di Mancini non lo avrebbe sorpreso perché la Regione Marche – scrive testuale - «lo avrebbe profumatamente pagato per fare il testimonial del turismo», dimenticando che si tratta di «un Ct che lascia la Nazionale nel momento del bisogno per andare ad allenare l’Arabia Saudita solo per soldi».

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La domanda che sorge spontanea è questa: può la campagna elettorale scadere a livelli così bassi? Dov’è quel fair play che dovrebbe caratterizzare una competizione politica in democrazia, ove gli avversari si riconoscono e si confrontano lealmente sui fatti senza scadere in un linguaggio offensivo? Anche in questo caso c’è un evidente doppiopesismo. A usare le armi del turpiloquio e dell’offesa sono proprio coloro che amano dipingere la destra come rozza, volgare, antidemocratica. Ricci raccomanda ai suoi potenziali elettori di non lasciarsi abbindolare dalle «trovate comunicative della destra», con un tono paternalistico e pedagogico che è da sempre della sinistra. Cioè di quella parte politica che ama autodefinirsi, a torto, “moralmente superiore”.