Marco Pannella, la Albanese e il tradimento di +Europa

Sui social di +Europa il post su Francesca Albanese rappresenta la "politica partitocratica" che Pannella ha denunciato per tutta la vita
di Claudia Osmettilunedì 14 luglio 2025
Marco Pannella, la Albanese e il tradimento di +Europa

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Ci sono premesse che sono doverose: non per una qualsivoglia mania diprotagonismo (quello spetta a chi non ha niente da dire), ma perché inquadrano quel che segue alla luce più trasparente possibile. Chi scrive è stata, graniticamente, convintissimamente, radicale fino al 2016. Ha avuto la fortuna (ché di fortuna si tratta, una fortuna immensa) di aver frequentato, seppure nell’ultimo periodo, la scuola politica di Marco Pannella. Il pazzo visionario, il folle, il nonviolento (scritto tutto attaccato) e l’anti-pacifista Pannella. Ma chi scrive, e forse per quel pezzo di strada passato in uno stanzone di Torre Argentina sotto una nuvola di toscanelli alla grappa, adesso proprio non si raccapezza più. Nelle scorse ore, sulle pagine social di Più Europa, è apparsa una slide, una “card”, una foto di Francesca Albanese con un paio di frasi in evidenza a caratteri cubitali: «Sotto attacco non è solo Albanese ma quello che rappresenta. Trump e Netanyahu vogliono distruggere la giustizia internazionale». A corredo c’è un breve testo che potrebbe essere il copia-incolla di un comunicato qualsiasi fuoriuscito dalla segreteria dem di Elly Schlein o da una dichiarazione a caso firmata Fratoianni and company.

È la politica, bellezza. Però, nello specifico, è la “politica partitocratica” che Pannella ha denunciato per tutta la vita. È l’ultima conferma, la prova finale che nel mezzo è intercorso un abisso. I commenti Marco-avrebbe-detto o Marco-avrebbe fatto lasciano il tempo che trovano: primo perché nessuno ha potuto, mai, prevedere cosa Pannella si sarebbe inventato in un comizio o in un quarto d’ora di conversazione al tavolino di un ristorante; secondo perché arrogarsi (come qualcuno fa) l’esegesi ufficiale del pensiero pannelliano a nove anni dalla morte del suo legittimo divulgatore è un esercizio di inutile arroganza. Restano, invece, le parole pronunciate e i convincimenti (da con-vincere, vincere assieme) che uno dei pochi leader politici dichiaratamente filo-israeliani della repubblica ha ripetuto più volte. «Israele è una marca di frontiera dell’Europa». Far entrare Israele in Ue sarebbe «l’unica possibilità di andare a una rivoluzione democratica in Medioriente». «Gli Stati arabi guardano a Israele come a una specie di melanoma, ciò che temono è la sua democrazia».

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Bisognerebbe «israelizzare il Medioriente». «Il pacifismo va messo al bando, ha prodotto effetti catastrofici convergenti con quelli di nazismo e comunismo». È vero e dobbiamo essere onesti: Più Europa non è mai stato (formalmente) un soggetto radicale e non va confuso col partito radicale (ma qui il discorso si allarga e rischiamo di perderne il filo). È nato dopo la morte di Pannella. Tuttavia è nato sotto l’egida di Emma Bonino (il cui nome, all’inizio, era pure nel simbolo), che non serve aver avuto simpatie radicali per accostarla a quel frangente di storia là. La stessa cosa vale per Riccardo Magie per Benedetto Della Vedova (che ha iniziato la sua carriera coi Club Pannella per poi staccarsene). Appunto-noi-siamo-un’altra-cosa, per anticipare la risposta che arriverà oggi a queste poche righe. Altra cosa, sì certo: ma rispetto a che? Non alle posizioni dei movimenti di sinistra (il caso Albanese, la situazione di Gaza son solo esempi), sulle cui istanze Più Europa è sempre più appiattita. Semmai alla parentesi (liberale, liberista, bellissima, camusianamente straniera) di un passato che è appunto questo. Passato.