A sinistra esplode il caso Gergiev, tra accuse e silenzi imbarazzati. A sollevarlo è Julija Navalnaja, vedova di Aleksej Navalny, il più famoso oppositore politico di Vladimir Putin morto in carcere nel febbraio del 2024. Lady Navalny scrive a Repubblica e attacca: "C'è un grosso problema con il festival 'Un'estate da Re' del 2025 alla Reggia di Caserta. Perché alla manifestazione è stato invitato Valerij Gergiev, il famoso direttore d'orchestra russo. E un caro amico di Putin. Non solo un amico. E non solo un sostenitore. Ma anche un promotore della politica criminale di Putin, suo complice e fiancheggiatore".
"Com'è possibile che nell'estate del 2025, tre anni dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, Gergiev, complice di Putin e persona inclusa nelle liste delle sanzioni di diversi Paesi, sia stato improvvisamente invitato in Italia per partecipare a un festival?", chiede ancora la vedova di Navalny. "Sì, il maestro Gergiev è un direttore d'orchestra eccellente. Ma, come sappiamo dalla storia, i grandi artisti possono essere nell'elenco dei cattivi e non esitare a coprire con la loro reputazione regimi crudeli e disumani. Gergiev è proprio uno di questi", commenta ancora Navalnaja che chiede al governatore della Campania Vincenzo De Luca, del Pd, di fare qualcosa.
Nel Partito democratico finora sono state poche le voci a raccogliere l'appello, a testimonianza di come la questione russo-ucraina sia decisamente una patata bollente dalle parti del Nazareno e degli alleati dem. "Con Yulia Navalnaya" si schiera Filippo Sensi, ex portavoce di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e oggi senatore Pd. "Non è degna di un Paese civile la celebrazione della violenza di Putin sul popolo ucraino. Questo concerto non s'ha da fare. Gergiev suonasse sulla piazza rossa".
Un concerto da annullare anche per Pina Picierno, campana, eurodeputata dem e vicepresidente dell'Europarlamento. "Viola il regolamento etico della Reggia di Caserta che tra le sue linee guida rende incompatibili iniziative od ospitalità di soggetti che violano l’agenda 2030 dell’Onu che tra gli altri, al punto 16 condanna tutte le forme di violenza, di tortura, di traffico di armi e denaro e chiede a tutti l’accesso a una giustizia equa. Valori che evidentemente sono distanti anni luce da Gergiev e dal regime di cui è sponsor, testimonial e complice. Inoltre la Reggia di Caserta è un sito Unesco e mi chiedo con quale coerenza un palcoscenico del genere può essere concesso a chi sta distruggendo ogni giorno altri due siti protetti come la cattedrale di Santa Sofia a Kiev (danneggiata a giugno da un attacco russo) e il centro storico di Odessa, sotto attacco in modo indiscriminato da tre anni a questa parte". "Faccio appello al Governo italiano - conclude Picierno, che ha ricevuto nel recente passato anche pesanti offese da Mosca - e in particolare al ministro della Cultura, Alessandro Giuli affinché non rendano il nostro sistema culturale vittima di un’azione di propaganda e servilismo nei confronti del regime di Putin. Si agisca subito per impedirne la sua strumentalizzazione, a tutela del valore che esso rappresenta".
Le fa eco Carlo Calenda, leader di Azione: Pina Picierno "ha ragione. E' mancata la nostra voce su questa grave vicenda. Trovo sbagliato e immorale che venga ingaggiato un propagandista di Putin per un evento sostenuto con soldi pubblici. Invito tutte le autorità coinvolte a riconsiderare la vicenda. Sono ovviamente contrario al boicottaggio culturale generale ma chi svolge un ruolo politico attivo di fiancheggiamento di un dittatore nemico del nostro paese non può avere spazio e sostegno in Italia".