Sinistra a caccia dei voti animalisti: 3 giorni di permesso se muoiono cane e gatto

Avs propone una modifica alla legge 53/2000 e chiedono il congedo retribuito in caso di decesso degli animali domestici. oltre a otto ore annuali in caso di malattia "dell’animale d’affezione". Noi adoriamo i "pets", ma...
di Tommaso Lorenzinimercoledì 16 luglio 2025
Sinistra a caccia dei voti animalisti: 3 giorni di permesso se muoiono cane e gatto

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Si chiamano Tex, Fonzie, Ronie, non sono né new entry nella Compagnia dell’Anello né improbabili compagni di bisbocce. Si tratta di cani che hanno marchiato come l’inchiostro l’esistenza di chi vi scrive, che oggi li porta a spasso sotto forma di pensiero e tatuaggi. Si dirà che a una prima occhiata non si è esagerato con la fantasia perché tutti e tre si assomigliano parecchio e vabbeh, in effetti lo springer (Tex) e i cocker (Fonzie e Ronie) appartengono alla famiglia di razze degli spaniel quindi sì: orecchie tipo cotoletta, nasone sempre in modalità aspirapolvere, occhio a prima vista non particolarmente ricco di acume, voracità e problemi-problemi-problemi nella gestione quotidiana. Il tutto al netto del legame non misurabile che si stabilisce con loro, un meccanismo che ogni proprietario pensa di conoscere meglio degli altri e del quale si compiace, un “noi” che porta la relazione padrone-animale domestico nei territori del metafisico.

Questo vale per cani, gatti e tutto l’esercito di compagni di vita che gravita nelle nostre case. Un doppio nodo che neppure la morte ha ancora trovato il modo di spezzare ma al quale, nel giorno in cui inevitabilmente i cammini devono separarsi, viene inflitto un colpo irrimediabile, come la deflagrazione di una saetta. È lutto, lutto vero e qui serve fermarsi: non ha senso equiparare la perdita dell’animale domestico a quello di una persona amata; non si può stabilire per legge che, come fosse un genitore, un nonno o un figlio, anche per la scomparsa di un cane o di un gatto spettino per legge i giorni di permesso dal lavoro per metabolizzarne la dipartita. Potrebbe servirne uno, come non passare mai. Non ha logica affidare al legislatore il definire quanto e come si affronta il dolore, né inquadrare la questione col presupposto che esseri umani ed animali vadano messi sullo stesso piano: sono rette parallele, si toccheranno da sole quando sarà il momento.

Quelli di Alleanza Verdi e Sinistra, i sedicenti paladini dell’ambiente e degli animali, ci stanno invece provando, proponendo la modifica della legge 53/2000 e prevedendo tre giorni di congedo retribuito in caso di decesso e otto ore annuali in caso di malattia «dell’animale d’affezione» (quest’ultima sarebbe la vera parte “potabile” della proposta). «Gli animali sono considerati a tutti gli effetti parte del nucleo familiare, alla stregua di una persona. Conosciamo tutti il dolore che può provocare la loro perdita o la loro malattia», spiega il deputato Devis Dori in un’intervista a Open. E «per “animali d’affezione” si intendono cani e gatti. Non perché siano gli unici a poter creare un legame emotivo con l’essere umano, ma perché - a differenza di altri - sono più facilmente tracciabili grazie al microchip e alla registrazione obbligatoria al Sinac, l’anagrafe nazionale degli animali da compagnia. Ma non è escluso, precisa Dori, che in futuro la platea possa essere ampliata. “Intanto però partiamo da qui”, osserva».

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Certo, se la platea dovesse davvero “essere ampliata” ad altre specie come i pappagalli o i pesci, lasciamo a voi immaginare le conseguenze sulle presenze lavorative. La sensazione è che, più che a un reale interesse per i quattrozampe, qui Avs punti a lisciare il pelo ai padroni, un teatrino di persuasione elettorale fatto sulla pelliccia dei nostri “amici” che non hanno evidentemente voce per difendersi. Ne avevamo viste tante, ma quelli di Avs andare a caccia dei voti degli animali ci mancava.