Così la sinistra a Napoli salva i compagni abusivi

Il Comune userà i soldi del Pnrr per ristrutturare un’ex ospedale occupato Fdi: "L’illegalità non va premiata. Faremo un esposto alla Corte dei Conti"
di Simone Di Meosabato 30 agosto 2025
Così la sinistra a Napoli salva i compagni abusivi

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A Napoli i centri sociali hanno l’immunità. E a regalargliela sono stati gli ultimi due sindaci: Luigi de Magistris e Gaetano Manfredi. Il rivoluzionario con la bandana e il rettore con la grisaglia sono due facce della stessa medaglia. Nella città dove l’occupazione di edifici pubblici non solo non viene repressa, ma viene premiata con investimenti pubblici, l’anomalia diventa regola. Altrove – il Leoncavallo a Milano, giusto per riportare l’ultimo esempio- gli sgomberi sono all’ordine del giorno. In città, invece, gli squatters occupano, ottengono il riconoscimento giuridico e, infine, si ritrovano con immobili ristrutturati e blindati con risorse statali.
È il caso dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Materdei, meglio noto come ex Opg “Je so’ pazzo”, oggi sede operativa di Potere al Popolo. Un edificio imponente, una “fortezza rossa” incastonata nel cuore del capoluogo. Lo stabile è stato prima legalizzato e poi trasformato in un cantiere di rigenerazione urbana: da immobile assaltato a centro polifunzionale finanziato con i fondi del Pnrr. Tutto perfettamente legittimo, se non fosse che la proprietà resta pubblica e l’uso, a tutti gli effetti, è regalato a un soggetto politico.

ATTACCO POLITICO
Fratelli d’Italia, però, non ci sta. Il coordinamento cittadino del partito, guidato da Marco Nonno, ha annunciato ieri la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti. L’obiettivo è fare luce sulle occupazioni abusive «tollerate e finanziate» da Palazzo San Giacomo. «Siamo dinanzi all’ennesimo esempio di gestione complice e lassista da parte dell’amministrazione comunale. Non è accettabile che chi occupa illegalmente immobili pubblici sia di fatto tutelato, mentre ai cittadini si chiede di pagare tasse altissime», denuncia Nonno. A rincarare la dose è il consigliere comunale Giorgio Longobardi: «Chiederò un rendiconto puntuale di quanto non è stato incassato per colpa di queste occupazioni: è una voce che pesa sulle casse pubbliche».

Il caso dell’ex Opg è particolarmente significativo. De Magistris, al tramonto del suo secondo mandato, decise di blindare l’edificio con una delibera di giunta che lo inseriva – insieme ad altri spazi “rivoluzionari” – nell’elenco dei cosiddetti «beni comuni». Una categoria giuridica opaca, che consente di affidare immobili pubblici a gruppi di cittadini per finalità sociali, senza bandi né procedure competitive. Una scelta che gli valse l’invito a raccontare la sua esperienza – ironie del destino – proprio al Leoncavallo di Milano, dove fu applaudito come il sindaco che aveva «valorizzato» l’autogestione. Ma è stato il successore, Gaetano Manfredi, il severo e grigio professore di ingegneria, a sigillare l’operazione. Con un atto formale, ha inserito la ristrutturazione dell’immobile nel piano di investimenti del Recovery Fund. Un investimento pubblico per assicurare agibilità e stabilità a un luogo privato di militanza. «La mancata riscossione di canoni, l’assenza di procedimenti di recupero dei beni e le spese fisse a carico del Comune», ha attaccato non a caso l’avvocato Vincenzo Pecorella, responsabile Giustizia di Fdi, «configurano un evidente danno erariale. La giurisprudenza contabile è chiara: chi tollera, consente e non agisce, risponde».

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FONDI SPERPERATI
Nel frattempo, secondo i dati raccolti da Libero, i costi annui per la manutenzione e la gestione degli immobili occupati a Napoli superano gli 800mila euro. Quante cose si potrebbero fare per i cittadini con questi soldi? «L’illegalità non può essere istituzionalizzata», ha sottolineato il vice del coordinamento di Fdi, Luigi Rispoli, «questi immobili potrebbero essere fonte di risorse per attività sociali regolari, invece sono ostaggio di pochi». L’elenco dei centri sociali nel mirino comprende strutture radicate in quartieri simbolici: da Villa Medusa a Bagnoli, all’ex Asilo Filangieri, passando per Officina 99, il Lido Pola e naturalmente l’ex Opg. Proprio Officina 99 fu il primo caso: durante il mandato di Rosa Russo Iervolino, l’amministrazione scelse la via della normalizzazione, acquistando lo stabile e affidandolo in comodato gratuito agli occupanti. Una linea che ha fatto scuola, e che oggi definisce la traiettoria napoletana in tema di gestione dell’illegalità urbana. In Russia il socialismo reale è fallito. All’ombra del Vesuvio, il socialismo immobiliare è più vivo che mai.