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Nuova dossieropoli, la Lega contro Report

di Fabio Rubinisabato 3 gennaio 2026
Nuova dossieropoli, la Lega contro Report

4' di lettura

Solo l’avanzare del procedimento giudiziario chiarirà se ci troviamo di fronte a una nuova dossieropoli o più semplicemente a un furto di documenti. La cosa certa è che sulla vicenda che vede coinvolto il commercialista milanese e consulente della trasmissione Rai, Report, Gian Gaetano Bellavia e una sua ex dipendente- poi denunciata e rinviata a giudizio con l’accuso di aver rubato più di un milione di file riservati dall’archivio dello studio in cui lavorava -, la politica si sta facendo sentire. Prima, però, i fatti. Il commercialista tempo fa ha denunciatola sua ex dipendente Valentina Varisco per «accesso abusivo a sistema informatico» e per aver copiato «un milione di file costituenti il know how dello studio». Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha deciso per il rinvio a giudizio della donna. Fin qui nulla di clamoroso, se non un presunto caso di “dipendente infedele”.

A creare scalpore, però, sono due fattori. Il primo riguarda i soggetti dei dossier trafugati. Come raccontava ieri il Corriere della Sera, si parla, tra gli altri, di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, John Elkann, il costruttore Manfredi Catella, Ennio Doris, Geronimo La Russa, Flavio Briatore, Claudio Lotito, Giulio Tremonti e il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba. Il secondo racconta di un “giallo” nel “giallo”, ovvero di un allegato alla denuncia nel quale si definisce parte dei dossier rubati come «ad altissima sensibilità». Ed è proprio questo secondo elemento ad aver scatenato le polemiche. Che cosa c’è di «altissima sensibilità» in quei file? Intercettazioni? Documenti riservati? A questo si aggiunge un ulteriore elemento: il fatto che Bellavia sia contemporaneamente un consulente di Report (la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci) e delle Procure di mezza Italia. E allora è inevitabile che la politica - non solo di centrodestra - s’interroghi su questo possibile conflitto d’interessi. La prima a reagire alla notizia è statala Lega, che ha espresso il suo disappunto per mezzo di una nota: «Prima i dossieraggi abusivi, ora la fuga di dati sensibili dallo studio di un consulente di Report, trasmissione nota per il linciaggio contro la Lega. È necessario e urgente - scrive il Carroccio - che queste vicende vengano chiarite in modo inequivocabile, anche per far emergere mandanti e destinatari di questi dossier: è utile ricordare, infatti, che alcuni processi penali sono innescati dopo notizie apparse sui media. Hanno gettato cittadini per bene nel tritacarne - chiude la nota - salvo poi confermarne l’innocenza solo dopo annidi fango. Uno scandalo che è necessario approfondire».

Sulla vicenda si sfoga anche uno dei diretti interessati, l’onorevole Alberto Di Rubba: «Siamo probabilmente di fronte all’ennesimo capitolo dell’immenso scandalo di cui sono stato vittima e bersaglio, fatto di fughe di notizie e dossier. Al momento posso soltanto dire con forza che farò di tutto per accertare chi c’è dietro tutto questo». Poi annuncia di aver già contattato «i miei legali, che depositeranno nei prossimi giorni un esposto per conoscere i contorni esatti della vicenda. Nel frattempo - chiude Di Rubba continuo a nutrire la speranza che sulla mia vicenda la verità sia inarrestabile e sono certo che emergerà tutta, restituendomi giustizia e dignità». A caso scoppiato è intervenuto anche Sigfrido Ranucci, nel tentativo di gettare acqua sul fuoco. Le sue parole, invece, sono state come benzina. «Non c’è nulla di riservato di Report che è stato trafugato. Si tratta soltanto di materiale legato alla gestione dello studio da commercialista del nostro perito Bellavia. Materiale - prosegue Ranucci- proveniente da fonti aperte, visure camerali, bilanci, documenti del genere che sono stati fatti analizzare al nostro perito». E ancora: «Non c’è nessun materiale riservato che ha portato a processi mediatici. Sui processi dei commercialisti della Lega, Report non ha alcun merito, se non quello di averli raccontati».

Una versione, quella di Ranucci, che non convince. Soprattutto perché i documenti copiati sarebbero riservati, visto che lo stesso commercialista Bellavia li ha definiti nella denuncia «ad altissima sensibilità». Ma soprattutto «come fa Ranucci ad affermare con una simile certezza di quali documenti si tratta, al punto da escludere che si tratti di materiale riservato?». A chiederselo è l’onorevole Sara Kelany di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «È stato forse direttamente informato dalle Procure? E se sì a quale titolo? Auspichiamo che la Procura voglia smentire, confermando che nessun documento o informazione riservata è stata condivisa con Ranucci. In caso contrario - prosegue l’esponente di Fdi - chiederemo al ministro Nordio di chiarire gli aspetti di questa vicenda, presentando un’interrogazione». Ranucci poco dopo corregge il tiro: «Sarebbe sorprendente se non conoscessi i file di Report che sono stati dati a Bellavia. Io parlo dei miei file, di quelli di Bellavia non conosco i contenuti». I dubbi di Fratelli d’Italia, però, si allargano anche al doppio ruolo di Gian Gaetano Bellavia: «L’aspetto che emerge in maniera inquietante è la commistione di ruoli in capo a Bellavia. In pratica - si legge nella nota di Fdi - questi per conto delle Procure è consulente e perciò ha accesso a informazioni, documentazioni e carteggi riservati. A sua volta lo stesso Bellavia svolge il ruolo di consulente per conto della trasmissione Report, dove con tutta evidenza può usufruire delle informazioni riservate di cui è in possesso, in quanto consulente delle Procure. È chiaro a tutti che questa situazione è un palese conflitto d’interessi». Anche Italia Viva, con la capogruppo al Senato Raffaella Paita, parla di «scenario inquietante» e annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare.