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Fontana: "Il successo dei giochi si misura con le opere utili a tutti i cittadini"

di Fabio Rubinimartedì 6 gennaio 2026
Fontana: "Il successo dei giochi si misura con le opere utili a tutti i cittadini"

6' di lettura

Tra un mese esatto, con la cerimonia inaugurale allo stadio di San Siro fissata per il 6 febbraio, prenderanno il via le Olimpiadi invernali di Milano -Cortina. Il governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana è stato, assieme a Luca Zaia, uno degli artefici principali dell’esito positivo della candidatura olimpica delle due regioni. Fontana è stato tra i pochi a crederci fin da subito. Da quando il Movimento Cinquestelle, con l’allora sindaca di Torino Chiara Appendino, aveva cercato di affossare la candidatura. Uno schema già visto pochi anni prima con Virginia Raggi a Roma, che declinò l’invito del Coni ad ospitare nella capitale le Olimpiadi estive.

La politica- come la vita si sa è fatta anche di occasioni da cogliere al volo. E proprio il rifiuto romano spianò la strada al sogno - poi diventato realtà - di ospitare i Giochi invernali in Lombardia e Veneto. Un progetto vinto grazie alla concretezza delle due regioni del Nord, che davanti a questa prospettiva non hanno esitato a metterci faccia e portafoglio. Il resto è storia che avrà il suo culmine con l’accensione, a Milano, della torcia olimpica.

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Governatore Fontana, il conto alla rovescia finale è partito. Per lei è un sogno che si avvera?
«Certamente. E lo è stato fin dall’inizio, perché quando ci siamo candidati non eravamo così sicuri di farcela. È un sogno che si avvera perché quando abbiamo ottenuto la candidatura ci siamo resi conto delle tantissime cose che c’erano da fare e che siamo riusciti a fare. È un sogno che si avvera, infine, perché vediamo che c’è un coinvolgimento della gente che giorno dopo giorno monta sempre di più. E questa è la cosa più importante».

La Lombardia come arriva a questo appuntamento con la storia?
«Cosciente di aver fatto il massimo per risolvere tutti i problemi che si sono presentati e che si presenteranno. Cosciente di essersi impegnata fino in fondo. E convinta che si riuscirà a creare un grande evento e soprattutto a lasciare una serie di eredità molto importanti, sia da un punto di vista strutturale, sia da quello immateriale, come la conoscenza, la riconoscibilità, la credibilità, la capacità di accogliere le persone. E poi c’è la speranza di coinvolgere di più le persone nelle dinamiche dello sport attivo».

Governatore si aspetta per il post evento un effetto paragonabile a quello di cui Milano ha goduto durante e dopo Expo 2015?
«Noi lo speriamo sia così. Crediamo molto nei grandi eventi come motore di sviluppo. La nostra consapevolezza è che, nella “peggiore delle ipotesi”, lasceremo sul nostro territorio opere pubbliche utili, importanti, belle, che serviranno ai nostri cittadini. Sia quelle direttamente collegabili alle Olimpiadi che migliorano gli impianti, le località turistiche e la viabilità per raggiungerle. Sia quelle opere che hanno suscitato polemiche, che sono però necessarie perché richieste dai cittadini. In questo senso possiamo dire che i Giochi sono stati l’acceleratore per riuscire a realizzarle».

È una risposta a chi dice che le Olimpiadi sono costate troppo?
«Assolutamente sì. E poi bisogna sempre distinguere tra i soldi spesi per le infrastrutture e quelli spesi per l’organizzazione. I primi, come già detto, serviranno a tutti i cittadini e non solo in occasione dei giochi, ma nella quotidianità. I secondi non sono mica tutti soldi pubblici: sono stati fondi messi dal Cio, quelli degli sponsor e poi ci sono i ricavi della vendita dei biglietti. Direi che alla fine dell’evento gran parte dei costi verranno coperti così e non graveranno sulle tasche pubbliche».

Di tutte le opere che sono state realizzate, ce n’è una iconica, che spiega bene, soprattutto in chiave futura, come sono state pensate queste Olimpiadi: il villaggio olimpico di Milano.
«È la dimostrazione di come queste Olimpiadi siano diverse da tutte le altre. Non è stato fatto un villaggio finalizzato ai giochi il cui futuro verrà deciso alla fine. Il nostro è un villaggio, realizzato con fondi privati, che aveva una sua destinazione fin dall’inizio. Diventerà un grande studentato appena saranno finiti i Giochi».

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E tutto è stato fatto con questa logica?
«Noi di opere che non avranno un’utilità post evento non ne abbiamo realizzate. Faccio un altro esempio: il Pala Santa Giulia, anch’esso costruito con fondi privati, che diventerà una delle più grandi arene a livello europeo dove si svolgeranno concerti, eventi sportivi. Il tutto gestito da privati».

In questi giorni si parla molto del tempo meteorologico e delle temperature che potrebbero creare problemi. In vista delle gare, soprattutto quelle sulle Alpi, lei nutre qualche preoccupazione?
«Il mio timore non riguarda affatto le gare, ma più che altro il fattore estetico. La neve per svolgere le competizioni non sarà un problema, perché abbiamo una serie di impianti di innevamento, alcuni dei quali sono stati rifatti in occasione delle Olimpiadi, che garantiranno il regolare svolgimento delle gare».

E allora quale sarebbe il problema?
«È chiaro che vedere solo la striscia dove si svolge la gara e tutto il resto attorno non bianco sarebbe meno bello. Lo dico esclusivamente da una punto di vista estetico dell’insieme, della cartolina da far vedere al mondo intero. Ma, ribadisco, è solo una questione di risultato visivo complessivo. Nulla di più».

In tutti questi anni qual è stato il momento chiave del percorso che ha portato ai Giochi?
«Io credo che ce ne siano stati due. Il primo quando Zaia ed io ci prendemmo la responsabilità di continuare con la candidatura nonostante se ne fosse tirata fuori Torino e il governo di allora, il Conte I, avesse detto: “Beh se se ne va Torino noi non vi sosteniamo più”. Ecco in quel momento abbiamo avuto il coraggio di dire: “ok, le garanzie le mettiamo noi”. Poi anche grazie anche al lavoro dei nostri ministri allora al governo, si arrivò a formulare una nuova proposta presentata sì dall’esecutivo, ma senza sottoscrivere le fideiussioni, che abbiamo firmato noi Regioni. Assumendocene in toto la responsabilità. L’altro momento chiave è stata la fine del Covid, perché due anni senza poter fare nulla sono stati pesanti e ci preoccupavano. Dovevamo valutare se ce l’avremmo fatta a fare tutto quello che serviva, partendo così in ritardo».

C’è stato un momento in cui, chiuso da solo nel suo ufficio, ha pensato: “Ma chi me l’ha fatto fare”?
«A volte l’idea mi ha sfiorato quando mi sono trovato di fronte a problemi che sembravano irrisolvibili. Ma è stato solo per pochi secondi. Alla fine ho sempre creduto che ce l’avremmo fatta a risolvere i problemi e sa perché?».

Dica.
«Perché ho sempre creduto tantissimo in questo evento e nella volontà di tutti noi a superare i problemi. Cosa che si è puntualmente verificata».

Come sono stati in questi i rapporti con Roma? Sia lato Coni sia con i vari governi che si sono succeduti?
«Con il Coni c’è sempre stata identità di vedute. Per quanto riguarda i governi il salto di qualità vero c’è stato con quello attuale, che ha impresso una grande accelerazione a tutta la macchina, frutto anche di un’ottima collaborazione. Salvini, Giorgetti, Abodi hanno tutti quanti dato un contributo importante. Salvini, per esempio, è intervenuto in maniera forte sulle opere pubbliche di sua competenza, ha dato stimoli importanti. Ma devo dire che tutti hanno fatto la loro parte».

Da qui all’inizio delle Olimpiadi invernali ci saranno ancora appuntamenti chiave che porteranno dritti all’accensione della fiaccola?
«Ci saranno momenti importanti come i test event al Pala Santa Giulia; ci saranno gli ultimi lavori che dovranno portare alla conclusione e alla messa a disposizione delle strutture. E gli incontri con i rappresentanti del Cio e delle istituzioni».

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