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Giorgia Meloni, il retroscena: ecco il piano che porterà alle elezioni

di Fausto Cariotisabato 10 gennaio 2026
Giorgia Meloni, il retroscena: ecco il piano che porterà alle elezioni

4' di lettura

Poco più di un anno allo scioglimento delle Camere, un referendum che si svolgerà tra settanta giorni, dopo il quale inizierà una lunghissima campagna elettorale. Per Giorgia Meloni la conferenza stampa di inizio 2026 è l’occasione per illustrare il suo programma di fine legislatura. Due temi su tutti: sicurezza e crescita economica. La premier sa che sono cruciali per gli elettori di centrodestra, e il fatto che la sinistra, soprattutto sul primo, non rappresenti un’alternativa credibile, non basta a farla stare tranquilla.

Né intende rinunciare all’anima “sociale” del suo governo, che avrà il proprio provvedimento-simbolo in un grande piano casa. Sulla sicurezza, ieri Meloni ha mostrato una sincerità non comune per un politico: «I risultati per me non sono sufficienti. Penso che questo debba essere l’anno in cui si cambia passo». Non è un attestato di sfiducia per Matteo Piantedosi, e per dimostrarlo ha ricordato il gran lavoro fatto in questi anni, elencando il “decreto Sicurezza”, gli stanziamenti per le forze dell’ordine, le operazioni per le strade sicure, le case restituite ai proprietari, la riduzione degli arrivi di immigrati illegali e gli altri interventi. Che stanno funzionando, numeri alla mano, visto che nei primi dieci mesi del 2025 «i reati sono calati del 3,5%».

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Ma, appunto, tutto questo non le basta. Perché la percezione degli elettori conta, né lei né i suoi ministri intendono sottovalutarla. E perché si sono imposti problemi nuovi, come le bande dei cosiddetti “maranza”: i giovani, per lo più figli di immigrati extracomunitari, che girano armati di coltelli. È a loro che il capo del governo si riferisce quando ammette che la situazione delle baby-gang «è fuori controllo».

Al Viminale lavorano a un testo che introdurrà il divieto assoluto di portare armi da taglio. Rimpiazzerà la norma del 1975 che oggi punisce chi ha con sé un coltello «senza giustificato motivo», facilmente aggirabile. Saranno introdotte aggravanti e arriveranno sanzioni per i genitori responsabili di questi minori. È un’altra risposta alla richiesta di sicurezza da parte degli abitanti delle grandi città, e non sarà l’ultima. La stessa strategia prevede la creazione di undicimila nuovi posti nelle carceri entro la fine del 2027. Niente provvedimenti di clemenza per alleggerire la pressione nelle celle sovraffollate, dunque, perché è in gioco «la credibilità dello Stato».

Però non spetta solo al governo lavorare in questa direzione. La premier cita casi degli ultimi mesi: l’imam di Torino la cui espulsione è stata bloccata, la mamma che ha ucciso il figlio di 9 anni nonostante fosse stata denunciata per averci già provato in passato, l’uomo arrestato nella terra dei fuochi mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi e subito rimesso in libertà. Episodi nei quali i giudici hanno vanificato il lavoro delle forze dell’ordine e del governo. Nessuna voglia di screditare i magistrati, assicura. A fare questo, semmai, provvedono i cartelloni affissi dall’Anm nelle stazioni, «perché se chi ha nel suo dna la ricerca della verità scrive una menzogna per difendere la sua campagna contro il referendum, questo delegittima». Una polemica che difficilmente terminerà la sera del 23 marzo, quando dovrebbe essere noto il giudizio degli italiani sulla riforma Nordio.

Il discorso sulla crescita economica è simile. Anche in questo caso Meloni vanta numeri migliori di quelli conseguiti dai governi passati, per di più ottenuti senza sfasciare i conti pubblici. Però vuole terminare il lavoro con risultati più consistenti. Un nuovo decreto per tagliare le bollette sarà varato entro breve, e per attirare più investimenti la premier pensa a estendere all’intero territorio nazionale il modello della Zona economica speciale del Mezzogiorno, fatto di incentivi fiscali e semplificazioni amministrative. Alle famiglie, e in particolare ai giovani che vogliono crearne una, è dedicato il “piano casa” che presenterà insieme a Matteo Salvini nelle prossime settimane. Centomila nuovi appartamenti «a prezzi calmierati» messi a disposizione nei prossimi dieci anni, al netto delle case popolari.

Se assomiglia a una strategia studiata pensando alle elezioni, è perché deve esserlo. Di sabbia nella clessidra ne è rimasta poca. L’operazione dovrebbe essere completata da un ulteriore taglio dell’Irpef che, se i conti pubblici lo consentiranno, entrerà in vigore nel 2027, con l’ultima legge di bilancio varata da questo governo. Avrebbe voluto farlo prima, «ma non avevo le risorse per farlo», ha spiegato. Al resto provvederà la nuova legge elettorale. L’obiettivo di Meloni è evitare lo stallo, il voto senza vincitori che apre la porta ad alleanze innaturali, inciuci e governicchi. Vorrebbe votarla assieme ad Elly Schlein: dice che la leader del primo partito d’opposizione «dovrebbe vedere favorevolmente una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida». Ma è difficile che l’appello funzioni.

La premier è pronta ad affrontare anche questo scenario. Se ci sarà «una chiusura pregiudiziale» della sinistra, avvisa, lei potrebbe «chiedere al parlamento, a maggioranza, di risolvere questo problema». E a chi lavora per metterla contro Sergio Mattarella prima del voto, fa sapere che ci sono volte in cui lei e lui non sono d’accordo, «ma cerchiamo sempre delle soluzioni e le abbiamo sempre trovate». I suoi avversari dovranno trovare altre armi. Almeno nella mente del capo del governo, il percorso che porterà alle urne è chiaro.