Poco meno di due mesi al voto e il referendum sulla giustizia è sempre l’argomento più rovente del dibattito politico. Se ne parla, perciò, anche a Otto e mezzo, salotto televisivo di approfondimento di La7 condotto da Lilli Gruber che incassa e distribuisce bordate di realtà: da una parte Pier Luigi Bersani, dall’altra il professor Tomaso Montanari.
L’ex-segretario del Pd assume un tono che tradisce ansia e rabbia: “Non ho mai avuto dubbi che ci sarebbe stata questa rimonta nei sondaggi del referendum sulla giustizia. La partita è più che aperta. La gente si informa e capisce che non è una riforma per i cittadini, ma per spostare potere dalla politica alla magistratura. Lo ha detto lo stesso Nordio che invita la sinistra a star calma, perché quando ci sarà lei al potere potrà stare più tranquilla”. Peccato che l'ultima rilevazione, quella dell'Istituto Noto per Porta a Porta, il fronte del Sì risulti in vantaggio di quasi 20 punti.
Referendum giustizia, la piroetta di Elly Schlein: ora si intesta la campagna
Dopo il primo lancio, sabato, della campagna di comunicazione del Pd sul referendum in materia giustizia, ieri alle 13 &...Per il veterano della sinistra il rischio è chiaro: “In questa riforma non c’è un problema vero della giustizia che venga affrontato. Attaccano i pilastri fondamentali della divisione dei poteri. La Costituzione va maneggiata con cura, perché gli italiani non la vedono come una cosa che hanno alle spalle, ma che è ancora davanti a noi.
Il Pd rilancia il video di Pif, raffica di insulti
Testimonial cercasi disperatamente. Il referendum sulla giustizia si avvicina, il Tar del Lazio ha respinto il ricorso d...Anche Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena dal 2021, spostando il focus sulle iniziative Usa del presidente Trump, non usa mezze parole nell’attaccare Giorgia Meloni: “Meloni ha radici di pensiero autoritario, primo passo indietro”. Secondo il professore, il governo starebbe sfruttando la disputa referendaria come “pretesto” per consolidare un indirizzo politico sempre più rigido, che non condanna “le azioni di Trump” e riflette, a suo giudizio, un modello di potere che stride con la tradizione liberale italiana. Da un lato, quindi, c’è la sinistra che annusa nell’aria un possibile ribaltone nei sondaggi e tenta di galvanizzare il fronte del No. Dall’altro una critica culturale che vede nell’attuale Esecutivo non solo un esecutore di riforme discutibili, ma una minaccia – parola pesante – “autoritaria”.




