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Roberto Vannacci, le ultime indiscrezioni sullo strappo con la Lega

di Fabio Rubinigiovedì 29 gennaio 2026
Roberto Vannacci, le ultime indiscrezioni sullo strappo con la Lega

4' di lettura

E se Salvini e Vannacci fossero costretti a restare insieme per il bene di entrambi e, soprattutto, del centrodestra? Questa è la domanda che nelle ultime ore rimbalza tra le chat di parlamentari e addetti ai lavori. La notizia della registrazione del logo di Futuro Nazionale sta agitando tutto il mondo politico. Non solo la Lega. Il ragionamento che alcuni dirigenti di centrodestra fanno è il seguente: se Vannacci strappa dal Carroccio rischia di andare a schiantarsi, ma rischia anche di far schiantare la maggioranza in vista del 2027.

Realisticamente un suo partito oggi potrebbe valere tra l’1,5 e il 2%. Troppo poco per contare qualcosa, ma abbastanza per mettere a rischio la vittoria del centrodestra nei collegi uninominali in bilico, con la fondata possibilità di consegnare il Paese all’odiata sinistra alle prossime elezioni. Davvero il generale è pronto a questo “grande tradimento”? A sentire lui sembrerebbe di no. Ancora ieri, partecipando a un evento ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Io e Salvini di certo non ci parliamo attraverso i giornali. Se io ho bisogno lo chiamo, se ha bisogno mi chiama lui. Nessun problema». Parole che fanno presagire a una possibile riappacificazione.

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Una situazione che è stata ben sintetizzata da un altro vice segretario leghista, Claudio Durigon: «Vannacci è una grande risorsa per la Lega. E la Lega è una grande risorsa per Vannacci». Sulla strada del dialogo si pone anche il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, non esattamente un vannacciano di ferro: «Ci sta che in un partito come la Lega ci sia una pluralità di voci. L’auspicio è che ci sia una ricomposizione». Di cosa? «Di quelle che possono essere alcune incomprensioni, figlie anche di chi ha soffiato sul fuoco». Romeo parla anche del simbolo presentato dal generale: «Certo - ammette - questa cosa può destare polemiche, ma io sto a quel che ha detto lui, ovvero che non ha intenzione di fondare un suo partito. Salvini poi ha detto che parlerà col generale. Io sono tifoso del fatto che si possa chiarire la situazione al più presto».

Il colloquio tra i due potrebbe esserci tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. E se non sarà decisivo ci si andrà vicino. Salvini, con la nomina del generale a vice segretario - arrivata dopo il congresso dello scorso aprile nel quale Vannacci aveva annunciato di aver sottoscritto la tessera del Carroccio -, pensava di averlo definitivamente convinto a sposare il progetto uscito dalla tre giorni fiorentina. Gli screzi coi colonnelli leghisti sui diritti civili (ultima la polemica per la presenza di Francesca Pascale all’evento della Lega a Roccaraso) e il mini-strappo sul decreto per mandare aiuti e armi all’Ucraina, invece, sembrano aver riaperto la questione del difficile inserimento di Vannacci nel tessuto leghista. Circostanza ben chiara a Salvini che a Roccaraso aveva dato due avvertimenti piuttosto espliciti al generale e alle sue scarne truppe: «Fuori dalla Lega c’è il deserto»; «la Lega è più truppa che generali...».

Per questo nel faccia a faccia Salvini dirà chiaro al suo interlocutore che lui non ha nessuna voglia di strappare con lui, ma nemmeno di sottostare a uno stillicidio continuo fatto di mezze frasi e iniziative estemporanee non concordate con il partito (come il summit sulla remigrazione organizzato da Furgiuele alla Camera, domani, in piena autonomia). Insomma se strappo ci sarà, dovrà essere Vannacci a dare lo strattone finale.

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A riprova di quanto detto fin qui, va segnalato che la macchina dell’informazione della sinistra ha già iniziato a muovere i suoi ingranaggi. Il piano è semplice: in caso di strappo si deve dare visibilità massima a Vannacci, in modo da danneggiare la Lega e il governo. Il primo indizio concreto è che da ieri hanno iniziato a girare sondaggi che darebbero il partito del generale tra il 2 e addirittura il 5%. Un boom di consensi difficilmente spiegabile in pochi giorni, per il generale che dal post-Europee ha viaggiato a fari spenti. Una strategia che ricorda quella usata con Gianfranco Fini e il suo Futuro e Libertà, pompato all’inverosimile dai media dem e poi schiantatosi alle Politiche con lo 0,47% dei voti. E ad oggi la prospettiva di Vannacci non è rosea. Fini poteva contare su un manipolo di parlamentari. Il generale su due deputati e un consigliere regionale. Un po’ pochino...

Infine il deposito del nuovo logo non ha creato polemiche solo all’interno della coalizione di centrodestra. Il simbolo e pure il nome è dannatamente simile a quello di Nazione Futura, il think tank della destra guidato da Francesco Giubilei. «Un caso? Non credo proprio - osserva irritato il presidente -. Il nome è il contrario del nostro, il logo è molto simile e per fortuna hanno cambiato il font. Si potrebbe pensare ad una casualità ma Vannacci, prima di entrare in politica, è stato più volte ospite della nostra associazione, che conosce benissimo. Se poi te ne esci con un logo così...». Giubilei si riserva poi eventuali azioni legali e a Vannacci dice: «Se esci dalla Lega e dalla coalizione di centrodestra fai un favore alla sinistra».

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