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Pd senza vergogna: grida allo scandalo per CasaPound ma tace su queste foto

di Andrea Muzzolonsabato 31 gennaio 2026
Pd senza vergogna: grida allo scandalo per CasaPound ma tace su queste foto

3' di lettura

La coerenza a sinistra non è di casa. E questa non è certo una notizia. Ma è bene ricordarlo. Così com'è bene rinfrescare la memoria ai compagni che ieri si sono riscoperti difensori di libertà e democrazia. Come sempre, a modo loro però. Ovvero, occupando la sala stampa della Camera dei deputati e impedendo ai relatori del convegno “Remigrazione e riconquista” di parlare.
Una vera e propria levata di scudi al grido «fuori i fascisti» con la solita Bella Ciao come colonna sonora. Eppure non si sono registrate vibranti proteste di questo tipo quando in Parlamento hanno messo piede fior fiore di fan sfegatati di Hamas.

A partire da Mohamed Hannoun, presidente dell'Associazione palestinese in Italia, arrestato lo scorso dicembre con l'accusa di essere un finanziatore delle tagliagole. Era il maggio 2022 quando, dopo una manifestazione in memoria della giornalista televisiva palestinese -americana Shireen Abu Akleh, aveva chiesto e ottenuto un incontro privato con alcuni deputati della sinistra. Fra questi, l'ex presidente della Camera Laura Boldrini, protagonista di uno scatto postato proprio da Hannoun sui suoi social. Il parlamentare dem ha recentemente chiarito, dopo l'arresto dell'islamista, che si era trattato di un faccia a faccia «durato pochi minuti in cui Hannoun, che non conoscevo, mi ha parlato dei rischi che i giornalisti corrono lavorando in Palestina contatto» e «da quel momento non c'è mai più stato alcun».

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Ma dalla diretta interessata - tra l'altro, proprio tra i protagonisti del blitz di ieri alla Camera - nessuna indignazione: «Sulle responsabilità degli arrestati farà luce la magistratura». Le parole più dure sono state indirizzate al centrodestra: «Quella che, invece, va condannata con forza è la becera strumentalizzazione che la destra sta facendo di questa vicenda». Ma non serve tornare al 2022 per trovare altri incontri “interessanti”. Perché se la presenza alla Camera dei membri di Casapound non è gradita all'opposizione, al contrario lo è quella di chi invoca la liberazione di un terrorista come Marwan Barghouti. Lo scorso 22 gennaio, lo stato maggiore del campo largo non ha accolto la moglie, nonché portavoce, Fadwa Barghouti.

Tutti presenti nella sede dei gruppi parlamentari di Montecitorio, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, da Angelo Bonelli a Nicola Fratoianni, per chiedere la liberazione del detenuto palestinese, condannato in Israele a cinque ergastoli come mandante di altrettanti omicidi. Insomma, com'è addirittura arrivato a dire Angelo Bonelli - pure lui ieri in prima linea per bloccare la conferenza stampa sulla remigrazione -, un moderno «Mandela palestinese». E pure la Boldrini, a margine dell'evento, si era spesa per la scarcerazione: «È importante riuscire a rilanciare la mobilitazione per la liberazione dei Barghouti, leader politico e dirigente di Al Fatah, che anche dal carcere ha svolto un ruolo politico».

La presenza della moglie di Barghouti non è stata l'unica a generare polemiche. In prima fila all'evento per il trentesimo anniversario di Al Fatah Italia, organizzato nella sala Berlinguer del Pd alla Camera, c'era Abu Omar. L'uomo, seduto accanto a Massimo D'Alema, è fra gli indagati nell'inchiesta “Domino” sui finanziamenti italiani ad Hamas, al cui centro c'è Hannoun. Omar sarebbe infatti il ​​referente per Roma e il centro Italia dell'associazione Abspp, nonché figura vicina al centro culturale Al Huda che sta costruendo una moschea a Centocelle.

Chi invece in Parlamento non è riuscito ad arrivarci è Hawan Jabarin, direttore della ong palestinese Al-Haq, considera da Israele un'organizzazione terroristica. Insieme ad Amnesty International, Arci e Aoi è stato invitato a tenere una conferenza stampa organizzata dall'intergruppo per la pace tra Palestina e Israele (di cui fanno parte esponenti di Pd, Avs e M5s) sulla “Palestina tra propaganda e informazione”. Ma dopo le polemiche sulla presenza di Jabarin, le associazioni si erano tirate indietro annunciando un cambio di sede per la conferenza.

Nonostante l'intergruppo è stato invece Omar Barghouti, co-fondatore del gruppo “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”. Acerrimo oppositore della soluzione dei due popoli e due Stati in medioriente, non ha mai condannato apertamente Hamas. Sui social, la parlamentare pentastellata Stefania Ascari ha postato diverse foto dell'incontro, riportando le riflessioni del leader del movimento Bds: «Barghouti ha ricordato che Stati e aziende hanno una responsabilità morale, politica e legale nel non essere complici del genocidio in corso a Gaza e dell'occupazione illegale in Cisgiordania». Il problema sembra quindi essere sempre lo stesso: l'intramontabile presunzione della sinistra nel voler assegnare patenti di legittimità democratica. Parlano solo quelli che vogliono loro.

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