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Vannacci, dopo lo strappo il generale diventerà l'idolo della sinistra

Non appena ieri Vannacci si è tolto ufficialmente la maglietta della Lega per iniziare la corsa solitaria con la mimetica della autoproclamata “vera destra”, l’opposizione è stata percorsa da un brivido di eccitazione
di Massimo Costamercoledì 4 febbraio 2026
Vannacci, dopo lo strappo il generale diventerà l'idolo della sinistra

2' di lettura

Non appena ieri l’ex generale Vannacci si è tolto ufficialmente la maglietta della Lega per iniziare la corsa solitaria con la mimetica della autoproclamata “vera destra”, l’opposizione è stata percorsa da un brivido di eccitazione. E mentre qualche esponente del Pd come Arturo Scotto usciva con le consuete dichiarazioni pubbliche dispregiative («Vannacci è un fascista, razzista, suprematista, autoritario, omofobo, maschilista») piano piano si faceva strada il sogno. La speranza. La visione onirica. L’incanto. Vannacci come il cavallo di Troia inviato nel campo del Centrodestra per rubarne qualche voto, l’arma segreta in grado di ribaltare le previsioni e far vincere la sinistra alle Politiche del 2027.

D’altronde quel volpone di Matteo Renzi lo ha detto subito: «Se questo popolo di destra - che è lontanissimo da me ma che in Italia esiste ed è più forte di quanto sembri- trova una rappresentanza autonoma, la Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito. In Inghilterra Starmer ha vinto grazie a Farage, non dimentichiamolo». Prepariamoci dunque a vedere Vannacci diventare l’ospite d’onore di tutti i talk show di La7, con gli intellettuali di sinistra che faranno a gara nel blandirlo («Che stratega, che tattico, lui sì che metterà Salvini nei guai!»), regalandogli un palcoscenico mediatico sempre più luminoso.

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E d’altronde, il “compagno Vannacci” è l’ultimo di una lunga serie. Nel 1994, dopo la rottura editoriale con Silvio Berlusconi, Indro Montanelli venne applaudito e osannato alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. Il giorno dopo il quotidiano l’Unità, dopo aver considerato il grande giornalista per decenni un nemico politico in odore di fascismo, titolava così: «Indro l’eretico conquista la Festa». Con l’allora direttore della Voce che ne uscì con la consueta sagacia: «Basta applausi, ve lo chiedo per legittima difesa».

E Fini? Quando era candidato a Roma contro Rutelli e incassò l’endorsement clamoroso di Silvio Berlusconi, veniva descritto da sinistra più o meno come un ras delle squadracce nere. Nel momento in cui da presidente della Camera strappò con il Cavaliere in diretta tv con l’indimenticabile “Che fai, mi cacci?”, diventò invece uno dei riferimenti della galassia di Repubblica, giornale che per due anni e mezzo lo portò in palmo di mano fino alle elezioni Politiche 2013. Dove, perla cronaca, Futuro e Libertà prese solo un misero 0,47% su base nazionale.

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Non sappiamo se il generale del Mondo al contrario riuscirà a rosicchiare una nicchia di elettorato al Centrodestra, coalizione che da quando è stata fondata ha più o meno sempre le stesse percentuali ripartite in modo differente a seconda del leader più in vista. Prima guidava Berlusconi, poi Salvini, ora Meloni. Per Vannacci sarà difficile superare lo sbarramento ed entrare alla Camera, mentre sarà più facile che il suo esercito (più o meno piccolo) contribuisca ad accorciare il distacco della sinistra nei confronti dei partiti di governo. Ecco perché l’ultimo idolo del campo largo indossa una mimetica.

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