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Elly Schlein, "la linea è una sola": la frase che ha fatto esplodere il Pd

di Elisa Calessisabato 7 febbraio 2026
Elly Schlein, "la linea è una sola": la frase che ha fatto esplodere il Pd

3' di lettura

Il coperchio è saltato. E dalla pentola è uscita una discussione bollente, come non accadeva da tanto. Sulla “natura” del Pd, sull’incapacità di parlare a chi la pensa diversamente, sull’atteggiamento verso chi, dentro il Pd, ha deciso di sostenere il sì al referendum costituzionale (possibile che siano tutti fascisti?). Ma anche sulla difesa europea, sulla legge Fornero. I numeri, sia chiaro, sono largamente dalla parte della segretaria: la relazione di Elly Schlein è stata approvata con 162 voti a favore e 11 astenuti. Ma il dibattito, questa volta, c’è stato e non è stato compiacente.

A scoperchiare il pentolone è stata, del resto, Schlein che, concludendo l’intervento davanti alla direzione nazionale, aveva detto che messo in chiaro che va bene ci sia «chi la pensa diversamente» rispetto alla maggioranza, «ci sta, è sano», «il pluralismo è un valore e noi lo difendiamo», ma bisogna sempre ricordarsi che «il Pd ha una maggioranza e ha una linea chiara. Si può essere d'accordo o no, ma è sbagliato dare fuori l’idea che il partito abbia linee diverse, perché ne ha una sola, non due, non tre e non nessuna. Questo è fondamentale».

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Parole che hanno dato il via allo sfogo dei riformisti. «Il gruppo dirigente ha il diritto a mettere in campo una linea politica, ma non ha diritto a cambiare la natura di un partito», ha replicato Pina Picierno, eurodeputata europea, in pole position per sfidare la segretaria, quando ci sarà un congresso. «Oggi», ha continuato, «vedo spirali di radicalizzazioni, ancora più profonde, dentro il Pd e dentro il campo largo, facciamo attenzione. Perché sui territori c’è già una lenta taciuta, nascosta, ma progressiva e inesorabile tendenza di dirigenti che stanno lasciando il Pd. E tanti fondatori non si riconoscono più, non riconoscono più il Pd, penso alle parole di Prodi, penso a quelle di Veltroni». Il Pd, si è chiesta, «è ancora casa per i democratici, per i liberali? E cioè per me e per quelli che la pensano come me?».

Anche Simona Malpezzi ha risposto alla segretaria: «La linea del partito è una, ma è per questo che continuo a dire che abbiamo bisogno di aumentare gli spazi in cui la minoranza possa portare un contributo». Il primo a far sentire la propria voce, però, era stato Piero Fassino, ricordando che «la linea di un partito è frutto di una sintesi che si deve cercare più unitaria possibile». E sul tema dell'antisemitismo. «Quando qualcuno scrive “meglio maiale che sionista” e sulla base di questo si chiede l'espulsione di Emanuele Fiano odi Piero Fassino, questo è un problema», ha detto riferendosi agli attacchi ricevuti dai Giovani Democratici nei giorni scorsi: «Capisco che sono ragazzi, capisco che non hanno la conoscenza di tutto quello che c’è prima. Ma il partito ha un dovere anche pedagogico, di dare a chi non ne ha elementi di valutazione e conoscenza». E anche sul referendum la critica è forte. «Io penso che bisogna evitare delle caricature come il rapporto che qualcuno ha voluto stabilire tra CasaPound e chi vota sì».

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Non sono in sintonia con tutti quelli che voteranno sì», ma noi non abbiamo interesse ad una campagna elettorale dai toni estremi», sottolinea. Stessa cosa la dice Sandra Zampa: «Io non sono tra quelli che voterà sì al referendum, sono per il no ma pretendo di stare in un partito in cui chi ha una opinione diversa sul referendum viene rispettato e non viene messo alla stregua di CasaPound». Per dirla con Picierno, basta «utilizzare argomenti e toni propri di FdI». Malpezzi: «Non possiamo permetterci gli scivoloni visti questa settimana sulla campagna di comunicazione. È stato un problema politico, è stata una comunicazione sbagliata». Ma il più duro è stato Giorgio Gori: «Io non so come sia nata questa idea, come ci si sia convinti a usare questi argomenti e questi toni. Da sostenitore del no credo che sia un errore e penso che così si facciano molti danni e si minino le ragioni dello stare insieme».

Anche sui temi internazionale, i riformisti questa volta attaccano. Picierno ha rimproverato a Schlein di «non essere mai stata a Kiev, frontiera delle democrazie liberali, in 4 anni di aggressione russa». E ha chiosato: «Le cose bisogna farle, oltre che dirle». Alla fine è stato approvato un odg firmato da Delrio, Guerini, Gori, Picierno, Fassino che «impegna il Pd a dedicare a questi fondamentali temi una discussione in direzione nazionale».