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Ghali a Milano Cortina, il Pd urla alla censura. Cosa volevano davvero

di Alessandro Gonzatodomenica 8 febbraio 2026
Ghali a Milano Cortina, il Pd urla alla censura. Cosa volevano davvero

4' di lettura

«I sorrisi dei bambini, il razzismo di Stato», e le risate che provoca Majorino, che di nome fa Pierfrancesco, è tra gli onorevoli dem di punta e pensate quelli di tacco. Il deputato del Pd, indiavolato come quando sui carri del gay pride insegue il “Maracaibo” di Elly, s’è scagliato contro «la censura nei confronti di Ghali», che sta per Ghali Amdouni, milanese di origini tunisine, idolo dei maranza, conosciuto il giusto in Italia – giusto dai giovani e dalle groupie pro-Pal di Majorino – e che all’estero ha il seguito di Majorino in Italia.

Il dem denuncia che il Ghali è stato snobbato dal telecronista e dalla Rai; che non è stato esaltato né ripreso da vicino dalla regia, la quale però era internazionale e dunque – forse – aveva studiato più le inquadrature di Mariah Carey che del rapper di “Pizza Kebab Vol.1”, album speziato di un paio d’anni fa. Il pasticcio semmai, piatto molto più identitario, è stato quello di invitare Ghali a esibirsi in mondovisione alla cerimonia d’apertura dell’Olimpiade, e non certo per il «razzismo di Stato» quanto perché c’erano almeno cinquanta cantanti autoctoni come Ghali più conosciuti nel mondo.

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Il rapper, alla vigilia, aveva frignato perché l’inno di Mameli non lo avrebbe cantato lui ma la Pausini, che in Sudamerica è la cantante italiana più conosciuta, anche se la spunta di poco su Ghali. Niente, Majo non ci sta: «Non dimentichiamoci del razzismo di Stato. Non scordiamo niente», e sarebbe ingiusto scordare Majorino.

MENÙ ETNICO

Il rapper (non Majorino) si era lagnato soprattutto perché dopo “Pizza Kebab Vol.1” sta lanciando un altro album, quindi una copiosa dose di polemiche serviva ad aumentare l’interesse. Ma tiene incollati anche l’esibizione di Ouidad Bakkali, la quale a Montecitorio suona nel complesso della Schlein: «È una vergogna che va denunciata», e occhio che il verde Angelo Bonelli non si presenti al posto di polizia più vicino. «Gli avete voluto togliere tutto», ha tuonato Bakkali, «il volto, il nome, negargli l’inno perché non abbastanza italiano secondo i canoni di TeleMeloni e del sovranismo identitario che strizza l’occhio al Trump che posta gli Obama con immagini razziste. Gli avete negato anche la lingua araba perché quel pezzo della storia di Ghali, di tanti di noi, nuovi italiani questa destra non la riconosce. E invece Ghali esiste! Esistiamo!», e per fortuna esiste pure il Pd. Occhio però che il Ghali ieri ha cantato. Di nuovo?

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Sì, ma sui social: «Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi». Noi, invece, l’altra sera Ghali l’abbiamo sentito. «Le persone», ha proseguito il cantante, «sono ciò che conta davvero, e in un momento di così tanto odio vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse».

La Boldrini pare che abbia pronto il brano “Meloni dica qualcosa”, ma la notizia non è confermata. Le strofe però, queste sì, le ha diffuse ieri: «TeleMeloni ha toccato vette inarrivabili. Una vera e propria censura che viene dopo l’avergli intimato di non dire nulla, di non recitare la poesia anche in arabo, dopo avergli tolto l’inno nazionale», che ovviamente gli spettava di diritto. «Qual è colpa di Ghali?», si chiede la dem.

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«Aver preso posizione contro il genocidio a Gaza quando in pochi osavano farlo? Essersi esposto pubblicamente a sostegno del popolo palestinese? Essere, per questo, inviso al governo? O essere un italiano di seconda generazione? O forse tutto questo insieme. Il trattamento riservatogli», il brano sta per terminare, «è razzismo istituzionalizzato in diretta tivù davanti a milioni di persone. Una vergogna indegna del servizio pubblico», ma degna dello spettacolo offerto di consueto dalla sinistra in parlamento.

Fermi tutti: sul palco di “X”, quello del nazistissimo Musk che però ha fornito a lui e consorte Piccolotti la Tesla, sale Fratoianni, stranamente senza Bonelli: «L’ennesima puntata di TeleMeloni. Censurato Ghali, non un primo piano e nemmeno una sua citazione. Dicono di battersi per la libertà di parola, ma solo per quelli che convengono a loro. Avranno avuto paura del messaggio di Gianni Rodari contro la guerra che Ghali ha recitato davanti al mondo?».

IL MOLLEGGIATO

Chiediamo scusa, Bonelli è arrivato, al solito arrufatissimo: «In un momento simbolico e importante per il Paese, seguito da milioni di persone in Italia e all’estero, la Rai ha scelto di rimuovere un artista dalla narrazione invece di garantire informazione corretta e pluralismo. È un segnale politico chiaro e inquietante». Non come quando il Bonelli, per protestare contro il cemento, alla Camera (non da letto) ha cantato “Il ragazzo della via Gluck”.