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La sinistra contro il governo perché fa la pace a Gaza

Giovedì prima riunione del "Board". Trump: "Poteri illimitati. E 5 miliardi pronti". Schlein: "Meloni ai margini d'Europa". Bonelli: succubi di Donald
di Carlo Nicolatolunedì 16 febbraio 2026
La sinistra contro il governo perché fa la pace a Gaza

4' di lettura

«Protettorato di Trump», «ai margini del progetto europeo», «anticostituzionale» e via di questo passo. Alla sinistra non va bene che il governo partecipi al Board of Peace per Gaza; naturalmente, se non fosse stato invitato gli stessi avrebbero parlato di «isolamento» e «irrilevanza» dell’esecutivo. Comunque, come confermato ieri dal vicepremier Antonio Tajani, una risposta alle critiche sarà trasmessa direttamente in aula.

La decisione è arrivata dopo che lo stesso ministro degli esteri e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si erano sentiti per stabilire chi parteciperà al primo incontro di Washington di giovedì e quale sarà il ruolo dell’Italia nei dettagli. Ad Addis Abeba la premier ha chiarito che il nostro Paese è stato invitato al Board per Gaza come Paese osservatore, un invito che il governo ha di fatto accettato in quanto la presenza italiana ed europea è ritenuta necessaria. Ma soprattutto ha accettato di partecipare, nei limiti costituzionali, a un consiglio creato dal nostro principale alleato strategico e militare, un particolare che all’opposizione non solo non va bene ma lo considera addirittura un atto di sottomissione a un Paese che evidentemente ritiene nostro nemico.

«Altro che guida, Meloni si colloca ai margini del progetto europeo, inseguendo le imposizioni di Trump invece di rafforzare i legami dell'Unione e di battersi per l'autonomia europea superando l'unanimità e rilanciando gli Eurobond», ha detto Elly Schlein che ha sottolineato poi che entrare in un organismo sovranazionale senza che vi siano condizioni di parità «significa tentare di aggirare la nostra Costituzione».

La premier in realtà ha chiarito che lo status di “Paese osservatore” non aggira la Costituzione ma è una «buona soluzione» che al contrario la tutela garantendo gli interessi italiani. Ma anche questo è secondario, come dimostrano le parole ancora più fuori dal mondo di Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. «Meloni ha trasformato l'Italia in un protettorato politico di Donald Trump», ha sbottato Bonelli secondo cui «il cosiddetto Board of Peace non è un organismo multilaterale, ma un’operazione politico -immobiliare guidata da Trump, costruita sulle macerie della tragedia palestinese». «Non nasce dentro le sedi legittime della comunità internazionale» ha sottolineato, «ma fuori dal diritto internazionale». «Invocare la compatibilità costituzionale per giustificare la presenza come osservatore non cambia la sostanza: è comunque un segnale di allineamento.

Questa non è autonomia strategica, è subalternità» ha aggiunto Bonelli. Per il leader di Azione Carlo Calenda invece, Meloni tra Maga e Merz, «ha scelto la parte sbagliata». Da un’interpretazione all’altra, Chiara Appendino ha definito il Board of Peace di Trump «un progetto neocolonialista che nega ogni prospettiva di pace e si rende complice del genocidio sta accadendo a Gaza», sostenendo anche lei che «ancora una volta Meloni sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia». Sempre dal Movimento 5 stelle è arrivata quindi la richiesta di una «informativa urgente» sul ruolo dell'Italia nel Board. «Serve un passaggio parlamentare, trasparente e formale», ha detto il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Il passaggio parlamentare è previsto per domani alle 13.30 e sarà il ministro Tajani a prendersene carico, come comunicato dallo stesso presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana. E questo nonostante, fanno sapere invece da Palazzo Madama, l’opposizione avrebbe fatto tale richiesta «solo a mezzo stampa», senza trasmettere alcunché, neppure in termini informali, agli uffici o al presidente del Senato.

Oltre all’Italia tra i Paesi dell’Unione Europea anche Cipro, Bulgaria e Ungheria hanno deciso di partecipare al Board con lo status di osservatori, mentre ieri è arrivata l’adesione dell’Albania. Il presidente Trump ha inoltre comunicato, con un post su Truth, che il 19 febbraio i membri del Board of Peace si incontreranno “al Donald J. Trump Institute of Peace di Washington, DC”, «dove annunceremo che gli Stati membri hanno promesso oltre 5 miliardi di dollari per gli sforzi umanitari e di ricostruzione a Gaza e hanno impegnato migliaia di persone nella Forza internazionale di stabilizzazione e nella polizia locale per mantenere la sicurezza e la pace per gli abitanti di Gaza».

Sottolineando come sia «molto importante che Hamas mantenga il suo impegno per la piena e immediata smilitarizzazione». Trump ha delineato una visione entusiastica del suo Board che, ha scritto, «possiede un potenziale illimitato» e «si rivelerà l'organismo internazionale più influente della storia». Nello stesso post il presidente americano ha raccontato i passi decisivi che hanno portato alla sua formazione, chiarendo come in realtà il Board non sia in contrasto con l’Onu ma come anzi l’organizzazione stessa abbia contribuito alla sua formazione. «Lo scorso ottobre» ha scritto, «ho pubblicato un Piano per la fine definitiva del conflitto a Gaza e la nostra Visione è stata adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Poco dopo, abbiamo facilitato gli aiuti umanitaria velocità record e ottenuto il rilascio di ogni ostaggio, vivo e deceduto. Proprio il mese scorso, una ventina di illustri Membri Fondatori si sono uniti a me a Davos, in Svizzera, per celebrarne la costituzione ufficiale e presentare una Visione coraggiosa per i civili di Gaza e, in ultima analisi, ben oltre Gaza: LA PACE NEL MONDO!».