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Referendum, Alberto Di Rubba: "Io, il più dossierato d'Italia: perché voto sì"

di Fabio Rubinilunedì 9 marzo 2026
Referendum, Alberto Di Rubba: "Io, il più dossierato d'Italia: perché voto sì"

2' di lettura

Alberto Di Rubba, tesoriere della Lega, lei è “medaglia d’oro” di dossieraggio. Come si vive sapendo di essere costantemente spiati e scannerizzati... in cerca di qualcosa che poi non si trova?
«Una medaglia che purtroppo non celebra un traguardo, ma racconta un bersaglio. Si vive con un misto di incredulità e determinazione. Oggi possiamo dirlo senza giri di parole: sono la persona più “dossierata” d’Italia. Un dato che emerge dagli atti di quelle che finalmente sono diventate indagini sui casi Striano e Bellavia. Al centro ci sono centinaia di accessi ai miei dati personali, consultazioni ripetute, informazioni riservate estratte da banche dati dello Stato. Per anni qualcuno ha parlato di vittimismo. Oggi sappiamo che non era così. Era un sistema. La cosa più pesante non è solo difendersi in tribunale. È vedere il proprio nome associato ogni giorno a un sospetto. È leggere ricostruzioni minuziose su conti correnti, segnalazioni, dati che non avrebbero mai dovuto circolare. I dossieraggi non sono una questione astratta. È vita reale. È reputazione. È dignità. Ho sempre affrontato tutto nelle sedi opportune convinto che la verità prima i poi emerga sempre. Oggi sappiamo chiaramente che mentre io mi difendevo, qualcuno è accusato di aver utilizzato strumenti pubblici come armi politiche».

Eppure anche in questi giorni alcuni giornali si occupano di lei...
«Fa sorridere amaramente che proprio in queste ore L’Espresso torni a parlare della mia vicenda. Parliamo della stessa testata per cui scrivevano i due giornalisti oggi indagati nell’inchiesta sui dossieraggi per aver utilizzato informazioni riservate e derivanti da accessi abusivi negli articoli pubblicati, e che certamente hanno contribuito ad alimentare e a rendere possibile quel processo mediatico che ha travolto la mia vita e la mia reputazione. Prima di continuare a commentare questa vicenda, dovrebbero interrogarsi sul ruolo che hanno avuto nel costruire negli anni un racconto tossico, fondato su fughe di notizie, insinuazioni e materiali che non avrebbero mai dovuto circolare».

Le maggiori attività di spionaggio nei suoi confronti si sono verificate quando la Lega, di cui lei è tesoriere, era ai massimi storici. Immagino non creda alle coincidenze...
«Non credo alle coincidenze quando i numeri sono così chiari. Nel 2018 la Lega era il primo partito italiano. Matteo Salvini aveva cambiato gli equilibri politici del Paese. In quel momento colpire la Lega significava colpire un progetto politico. È in quel momento che si consolida una macchina del fango che non agisce per accertare responsabilità, ma per costruire un racconto. E qui nasce quello che io chiamo il “processo prima del processo”. Non nelle aule di giustizia, ma sui giornali. Titoli ripetuti. Ricostruzioni unilaterali. Sempre gli stessi bersagli. Parliamo di oltre 230mila accessi in tre anni alle banche dati. Uno ogni minuto e 21 secondi. Non controlli casuali. Un metodo».