Una campagna elettorale paradossale, quella del fronte del "No" al referendum giustizia. Una campagna, quella della sinistra, che ha cavalcato toni violenti, sprezzanti. Non solo parole, ma anche i fatti: si pensi ai manifesti di Giorgia Meloni bruciati in piazza solo ieri, sabato 14 marzo. E ancora si pensi alle minacce di morte rivolte al premier. Di tutto e di più.
E di paradossale c'è il fatto che lo stesso universo progressista accusi la maggioranza di non aver seguito l'appello di Sergio Mattarella ad abbassare i toni. Accuse ridicole, anche alla luce delle varie sparate arrivate da magistrati e pm nel corso delle ultime settimane, tra chi sostiene che con la vittoria del "Sì" sarebbero a rischio delle vite e chi insulta il fronte pro-riforma sostenendo che siano, di fatto, massoni e banditi oppure ancora degli inetti.
"Conte, è osceno e vergognoso": FdI risponde agli insulti contro Meloni a Piazzapulita
"E' gravissimo e sconcertante quanto ha detto Meloni" a Milano, ovvero "votate sì altrimenti s...Ma non è tutto. Freschissima la vicenda di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano che, coerentemente con la sua storia politica, ha fatto sapere che voterà "Sì". Risultato? Una pioggia di insulti, non solo sui social. Per Pina Picierno è "un fascista", per Anna Paola Concia "l'utile idiota" e via discorrendo.
Giorgio Mulè picchia duro contro Giuseppe Conte: "Dice solo fesserie. Signori, mandatelo a..."
Dopo aver smascherato il pm Henry John Woodcock in una delle ultime puntate di Piazzapulita, Giorgio Mulè tenta i...Abbassare i toni? Ma quando mai? Per ultimo, ecco Giuseppe Conte, uno dei più incendiari in assoluto e, negli ultimi giorni, sulle barricate: non perde occasione per picchiare duro, per prodursi in accuse ipertrofiche (non poteva essere altrimenti, essendo il suo M5s il partito più vicino a una parte della magistratura). Ecco, il presunto avvocato del popolo, dopo aver insultato Meloni a PiazzaPulita lo scorso giovedì, nelle ultime ore per spingere il "No" ha spiegato: "Se prendono un calcio in faccia dai cittadini, è chiaro che crolla tutto". Al netto del motivare il "No" solo per colpire il governo, resta quella metaforia, "un calcio in faccia". Frase che in questo contesto significa soffiare sul fuoco. Toni sempre più alti. In barba, loro, all'appello di Mattarella.




