Alla sinistra girano i Melonez. L’ospitata della premier da Fedez, nel suo Pulp Podcast, proprio non va giù ai progressisti. Che vogliono attaccare Giorgia ma non sanno bene a cosa appigliarsi, visto che l’ex marito della Ferragni aveva invitato anche i leader della sinistra, i quali però hanno detto di no... Ma si sa che i giallorossi non possono esimersi dalle dichiarazioni anti-Meloni, e così, con le idee un po’ confuse, sono andati comunque all’attacco.
Particolarmente agguerriti i Cinque Stelle, come da tradizione della casa. Stefano Patuanelli, intervenendo in Senato sulla guerra, ha sentenziato: «Io capisco che è più importante andare da Fedez in questa fase, però forse venire in Parlamento poteva dare più dignità a quest’Aula, dove sono rappresentati i cittadini italiani.
Quindi, prendiamo atto di ciò che è accaduto, ma credo che sia una brutta pagina del nostro Parlamento». In realtà la Meloni è andata a Montecitorio e a Palazzo Madama la settimana scorsa, e proprio a parlare della situazione internazionale. Perciò questa cosa del premier che va da Fedez ma non in Aula non ha oggettivamente molto senso...
Poi, restando in casa pentastellata, in rapida successione si sono fatti sentire l’europarlamentare Mario Furore («In un goffo tentativo di accreditarsi con il mondo dei giovani, la Meloni corre a farsi intervistare da Fedez, ma non basterà. I giovani non dimenticano che questo governo li ha traditi») e il capogruppo al Senato Luca Pirondini («Dopo essere stata da Fedez, la Meloni vuole diventare la nuova Chiara Ferragni. Con il suo tutorial sui social prova a certificare definitivamente la sua trasformazione da premier a influencer, ma il risultato è veramente scarso. Scheda in mano, sorriso tirato e solita propaganda condita da menzogne. Meloni la definisce riforma della giustizia, ma è una riforma contro la magistratura, con cui la politica prova a mettere il guinzaglio ai giudici. Un vecchio progetto con il copyright di Licio Gelli e il timbro del sogno berlusconiano»).
Dal campo dem, invece, è arrivata la sparata di Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale siciliano del Pd. «Tempo per Fedez sì», ha detto compiaciuto, «quello per abbassare il costo del carburante no. Giorgia Meloni, dopo quasi 4 anni a Palazzo Chigi, non ha ancora capito che è la presidente del Consiglio di tutti gli italiani e continua a comportarsi come una leader di partito, che però non è più all’opposizione. E che dunque deve prendere decisioni immediate e urgenti. Abbassi le accise, venga in Parlamento a confrontarsi con i deputati...». Peccato che poche ore dopo la dichiarazione di Barbagallo, la Meloni ha effettivamente tagliato le accise... il solito tempismo dei compagni...
Ora, è abbastanza evidente che si tratta di critiche pretestuose. La premier, come detto, è andata in Parlamento la settimana scorsa. Qual è il problema se poi va anche da Fedez? L’obiettivo era quello di raggiungere dei giovani che magari non leggono i giornali e non guardano la tv? Sì, è possibile. E allora? Cosa c’è che non va? I giovani che vorranno ascoltare il podcast si faranno la loro idea e poi decideranno come votare. O devono per forza votare No perché lo dicono Furore e Pirondini?




