"Una sola parola: vergogna". Susanna Ceccardi, ex sindaco di Cecina ed europarlamentare della Lega, stigmatizza su Facebook l'impietoso post di Potere al popolo sui social, lo sfregio finale a Umberto Bossi.
Il Senatùr, fondatore della Lega Nord, è morto giovedì a 84 anni, è stato un protagonista della politica italiana negli ultimi 40 anni. Un pioniere del federalismo, un dirompente leader anti-Casta, capace di rappresentare le istanze del Nord, di porre la "questione settentrionale" sui tavoli di Roma, laddove il tema della locomotiva economica nazionale era sempre stato snobbato.
Dai comizi infuocati al look popolare, dagli slogan battaglieri alle strategie finissime, Bossi ha marchiato a fuoco la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica. In tanti a sinistra, a cominciare da Pier Luigi Bersani e Fausto Bertinotti, lo hanno ricordato con affetto pur sottolineando le logiche differenze culturali e politiche (anche se per Massimo D'Alema, per esempio, la Lega degli esordi era "una costola della sinistra". Eppure c'è chi quasi festeggia per la dipartita del Senatùr.
"E' morto colui che ci ha messo gli uni contro gli altri, ci ha rubato 49 milioni e in cambio ci ha regalato Matteo Salvini - recita il cruento post di Potere al Popolo, il partito di estrema sinistra -. Di sicuro non ci mancherà". Questa sinistra, chiosa la Ceccardi indignata, "non porta rispetto a niente. Neanche alla morte".




