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Procure agitate, ora Mattarella riporti la calma

di Mario Sechimercoledì 25 marzo 2026
Procure agitate, ora Mattarella riporti la calma

(Libero)

2' di lettura

Che cosa è successo nel voto del referendum? Provo a riassumere lo scenario, quali saranno le prossime scelte dei leader, i punti forti e deboli.

1) È iniziata la caccia ai magistrati e agli avvocati che hanno votato Sì, c’è una nota allarmata dell’Unione Camere Penali, l’assalto polemico su Lisa Imparato, procuratrice di Santa Maria Capua Vetere, è solo la punta dell’iceberg, il clima è surriscaldato. Penso sia urgente un intervento pacificatore del Presidente Sergio Mattarella, la magistratura non può tollerare un simile avvitamento, una degenerazione nella lotta di fazione. Mattarella sa che questo è un rischio concreto, non a caso il Capo dello Stato intervenne prontamente dopo una esternazione sgrammaticata del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul Csm.

2) Il dialogo tra il governo e l’Anm dovrà ripartire, perché è vero che ha vinto il fronte del No, ma le riforme per legge ordinaria andranno avanti. Serve un confronto costruttivo tra governo e magistratura, le toghe non possono pretendere di sostituirsi al Parlamento, non sono una terza camera. Anche qui servirebbe la moral suasion di Mattarella. Bisogna sotterrare l’ascia di guerra e fumare il calumet della pace.

3) Il terzo punto riguarda l’impatto del referendum sul governo. Giorgia Meloni ha fatto partire la controffensiva e chiesto le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè. Le ha ottenute dai primi due, ma non da Santanchè, vedremo oggi se la notte ha portato consiglio. Dopo sole 24 ore Meloni ha voltato pagina dando un segnale agli elettori, è partita la fase della tolleranza zero, della presunzione d’innocenza (sacra) che non cancella le responsabilità politiche, dello stop a leggerezze che diventano pesantezze che poi zavorrano il voto. Indubbiamente è un punto di svolta, si sta aprendo una nuova fase. Che parte dalla sostituzione di alcuni pezzi usurati del governo. Ieri ho scritto che nella prima Repubblica si usava fare un rimpasto, chiamatelo come volete, ma certamente Meloni ha avviato un’operazione di cambiamento all’interno dell’esecutivo e penso che andrà avanti ancora.

4) Ultimo punto: il centrosinistra gioisce per la vittoria, ma sta già commettendo i primi passi falsi. Non può pensare che questa sia una prova generale per le elezioni. Le carte del referendum sono quelle di un altro gioco, diverso rispetto a quando si andrà a votare alle politiche nel 2027. Si è aperta una battaglia anticipata sulle primarie in cui Conte aspira al posto di Schlein. La cosa paradossale è che avremmo il junior partner, cioè il Movimento 5 Stelle, che fa una scalata sulla leadership della coalizione - e quindi sul candidato a Palazzo Chigi che la logica dei numeri dovrebbe dare al Pd. Per la sinistra è il modo più rapido per litigare e perdere le prossime elezioni. Meloni conosce queste debolezze del campo largo e gioca d’anticipo, è partita la campagna di Giorgia 2027.