Alla fine Daniela Santanché ha rassegnato le dimissioni. E lo ha fatto rendendo pubblica una lettera rivolta al presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella quale ha ribadito che il suo certificato penale "è immacolato". "Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo".
E ancora: "Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che a oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio".
Daniela Santanchè si è dimessa: cosa è successo nelle ultime ore, come si arriva al finale
Daniela Santanchè si è dimessa. Il ministro del Turismo ha lasciato il suo incarico attraverso una lettera...La notizia era già nell'aria da ieri, martedì 24 marzo, quando a fare un passo indietro sono stati Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Daniela Santanché, dal canto suo, aveva preferito restare nel fortino del suo ministero. E per tutta la notte ha tenuto duro, seppur con qualche sfogo: "Il caso che coinvolge Delmastro è molto più grave del mio. Non sono stata io a far perdere il referendum e quindi non vedo perché dovrei andarmene proprio adesso. Rimango. La Costituzione è dalla mia parte, non posso essere cacciata". Ma dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto le sue dimissioni pubblicamente, l'ex ministra del turismo ha compreso che fosse inevitabile fare un passo indietro. E così è stato.




