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Ecco la strategia del governo per consolidare la sicurezza energetica

Mentre l’Ue inseguiva le fantasie green, l’Italia ha incrementato la sua capacità di lavorare il Gnl. Con oltre il 30% del gas che arriva via mare si è resa possibile la diversificazione delle fonti di approvvigionamento
di Sandro Iacomettigiovedì 26 marzo 2026
Ecco la strategia del governo per consolidare la sicurezza energetica

4' di lettura

Mentre l’Europa continua pericolosamente ed irresponsabilmente ad inseguire le nobili fantasie green, fingendo che pale eoliche e pannelli fotovoltaici possano liberare il Continente dal giogo degli idrocarburi, l’Italia punta al sodo, tentando di rafforzare la propria sicurezza energetica nell’unico modo attualmente possibile: gas, gas e ancora gas. La visita ufficiale di Giorgia Meloni in Algeria è parte integrante di una tela che il governo, grazie anche alla collaborazione di due attori di primo piano come Eni e Snam, è riuscita a tessere negli ultimi anni e che ha consentito all’Italia di garantirsi una relativa tranquillità sul fronte energetico. Se non su quello dei prezzi, impossibili da controllare anche per Paesi indipendenti come gli Usa, figuriamoci per noi che non abbiamo materie prime, sicuramente su quello degli approvvigionamenti, attraverso una massiccia opera di diversificazione dei fornitori. Scenario in cui l’Algeria, ovviamente, gioca la parte del leone. L’intesa tra i due Paesi, definita dal premier «solidissima», coinvolge direttamente Eni e Sonatrach, che sono pronti ad ampliare la collaborazione a nuovi ambiti upstream come lo shale gas e l'esplorazione offshore. «Questo consentirà anche in prospettiva di rafforzare il flusso di fornitura di gas dall'Algeria all'Italia», ha spiegato la premier, attraverso il gasdotto Transmed, che collega i giacimenti algerini alla Sicilia sin dagli anni Ottanta.
La notizia non è di poco conto, visto che nel 2025 l'Algeria si è confermata il primo fornitore di gas dell'Italia, con oltre 20 miliardi di metri cubi importati su un totale di circa 61 miliardi. A questo si aggiunge la crescente componente di gas naturale liquefatto (Gnl): nel corso dell'anno sono arrivati nei terminali italiani 47 carichi provenienti dall'Algeria su un totale di 221, pari a circa il 21%. Un dato in linea, ma in aumento in termini assoluti, rispetto al 2024, quando i carichi erano stati 31 su 150 complessivi (circa il 20,7%). L'incremento di 16 carichi su base annua, pari a oltre il 50%, segnala una strategia sempre più orientata alla flessibilità delle forniture via nave, complementare ai flussi via tubo. Una strategia che Roma punta ora a rendere strutturale, anche alla luce dei rischi legati allo Stretto di Hormuz e alla volatilità del mercato globale del Gnl, ma che non è certo iniziata dopo le ultime vicende.

Per avere un’idea bisogna pensare che la scorsa estate il gas naturale liquefatto – con il 33% dei flussi in entrata - ha superato i flussi via tubo dall’Algeria (arrivati al massimo al 32%) ed è diventato la prima fonte di approvvigionamento di gas del nostro Paese. La percentuale di Gnl sul metano totale arrivato in Italia, secondo le rilevazioni di Snam, era dell’11% nel 2021, del 18% nel 2022, del 23-25% nel 2023 e nel 2024, ed è arrivata sopra al 30% nella prima metà 2025. Lo spostamento dai tubi al mare ha consentito un’alta diversificazione dei fornitori. Qatar, Stati Uniti e Algeria sono i paesi da cui provengono i volumi maggiori, ma ci sono anche Spagna, Egitto, Congo, Angola, Guinea Equatoriale e altri Paesi. Il tutto è stato reso possibile da una rapidissima crescita della capacità di rigassificazione. Da quando è entrato in esercizio anche il terminale di Ravenna, il totale ammonta a 28 miliardi di metri cubi all’anno. In altre parole, dagli anni in cui ogni tentativo di costruire un rigassificatore sollevava rivolte e proteste feroci, siamo passati ad avere la terza capacità di rigassificazione dell’Ue, dietro a Spagna (oltre 67 miliardi di metri cubi all’anno) e Francia (circa 41 miliardi di metri cubi all’anno). Nel frattempo, sempre in un’ottica di massima diversificazione possibile, non si trascurano i tubi.

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Entro la fine del 2026 sarà infatti completata la Linea Adriatica, un'infrastruttura fondamentale di Snam per trasportare il gas dal Sud (dove arrivano i tubi da Algeria e Azerbaijan) verso le industrie del Nord. Il mix attuale di approvvigionamento vede l’Algeria stabile al primo posto. Con il suo 34-35% si conferma il primo fornitore assoluto via gasdotto (Transmed). Il Gnl, come si diceva, è al 31-33%. Il gas via nave è diventato di fatto la “seconda gamba” del sistema, con gli Stati Uniti come primo esportatore verso i nostri rigassificatori. Una dipendenza che, per quanto Donald Trump possa essere bizzarro, fornisce garanzie assai più apprezzabili di quelle un tempo assicurate da Vladimir Putin, da cui ora non acquistiamo più neanche una goccia di gas, e dal Qatar, che se non passa per Hormuz non può esportare. Un altro 15% del metano arriva dall’Azerbaigian, grazie a quel gasdotto pugliese Tap, che ha recentemente aumentato la sua capacità e che tanti in Italia (praticamente tutto l’attuale campo largo) hanno cercato per annidi ostacolare. Dal Nord Europa, infine, arriva l’ultimo 13%, con flussi costanti da Olanda e Norvegia. La botte forse non è di ferro, ma di vasi di coccio non se ne vedono.

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