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Ai compagni non bastano le dimissioni

Show in Aula dopo l’addio di Delmastro e Bartolozzi: chiesto il passo indietro di Nordio
di Tommaso Montesanogiovedì 26 marzo 2026
Ai compagni non bastano le dimissioni

3' di lettura

Non bastano le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro, del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il pressing sulla titolare del Turismo, Daniela Santanchè. No: l’opposizione vuole anche il passo indietro del ministro della Giustizia, Carlo Nordio- che invece al question time conferma che resterà al suo posto - e che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si presenti in Parlamento per l’ennesima «informativa urgente». Una richiesta che a Montecitorio scatena la reazione di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia: «Non accettiamo lezioni da chi fa il fiancheggiatore di chi prende a martellate i poliziotti e da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle, mentre andava da Cospito».

A Montecitorio va in scena una giornata ad alta tensione dopo l’esito del referendum. A fare da detonatore è la richiesta che in Aula avanzano i rappresentanti dell’opposizione - Marco Grimaldi (Avs); Chiara Braga (Pd); Riccardo Ricciardi (M5S); Matteo Richetti (Azione); Riccardo Magi (+Europa) e Roberto Gichetti (Iv) - di vedere Meloni rendere un’«informativa urgente». «Non può continuare a far finta di niente: ha il dovere di venire in Aula a confrontarsi con il Parlamento e con il Paese», dice la capogruppo del Pd. La replica di Bignami incendia l’Aula: «Oggi festeggiamo, credo, la duecentesima richiesta di informativa urgente che deve essere resa dalla presidente del Consiglio su richiesta delle opposizioni...». Il capogruppo di FdI contrattacca toccando il nervo scoperto dell’opposizione: la visita in carcere di una delegazione dem all’anarchico Alfredo Cospito.

«Prendevate indicazioni? Facevate due chiacchiere? Che fine ha fatto la sinistra di Pio La Torre, di Peppino Impastato?». L’affondo di Bignami fa infuriare Deborah Serracchiani - «Adesso vieni qua e lo ripeti!» - la stessa Braga: «Vergognati!». Il capogruppo meloniano non si ferma qui ed evoca quanto sta emergendo in commissione Covid: «Noi chiamiamo in accusa Giuseppe Conte. Vogliamo che renda quello che sa. Si dimetta lui, come hanno fatto altri; e dicano che cosa è successo». Il pomeriggio l’attenzione si sposta su Nordio. Stavolta l’occasione è offerta dal question time, la discussione sulle interrogazioni a risposta immediata. Alcune riguardano, nonostante le dimissioni del diretto interessato, il “caso Delmastro”. Nel presentare la sua interrogazione, Federico Gianassi del Pd attacca il ministro della Giustizia: «Poiché non è in grado di chiarire alcunché, faccia l’unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lei, signor ministro, è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani».

Il Guardasigilli prima osserva che «avendo il sottosegretario già rassegnato le dimissioni, viene meno, come si dice, la materia del contendere», poi replica al deputato dem respingendo l’ipotesi del passo indietro: «Per quanto riguarda la mia persona, non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo, tanto più che la fiducia nel ministro della Giustizia è già stata confermata dal governo e in prima persona dalla presidente del Consiglio». Poi si passa alle dimissioni dell’ormai ex capo di gabinetto Bartolozzi, cui Nordio rende l’onore delle armi: «Ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore. Il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità». Parole accolte tra le proteste dei gruppi dell’opposizione.

Sullo stesso argomento si esibisce anche Nicola Fratoianni. Che insiste su quelle che per lui dovrebbero essere le conseguenze ulteriori delle dimissioni di Bartolozzi: l’uscita da via Arenula anche di Nordio. «Qual è il suo giudizio politico su quelle dimissioni? Noi abbiamo chiesto questo», dice il leader di Avs. E Nordio replica: «Quelle dimissioni sono state spontanee e in un certo senso inattese». Quanto al suo destino, il Guardasigilli ribadisce che avendo avuto conferma della «fiducia» da parte della premier, «non c’è nessuna ragione per cui il ministro della Giustizia abbandoni il suo posto». Finita? Neanche per sogno: Carmela Auriemma (M5S) fa la stessa domanda: «Cosa sta aspettando a dimettersi?». Fortuna che Nordio resta imperturbabile: «Ammetto che le mie risposte possano essere ripetitive, ma sono ripetitive anche le domande che mi vengono fatte. Quindi, che cosa posso aggiungere? Non c’è nessuna ragione per cui io mi possa dimettere». Chissà se alla minoranza, cui con l’eccezione di Magi non interessa il successivo tema del sovraffollamento carcerario, basterà.