A Bologna si rischia una multa per eccesso di entusiasmo. Non è ancora scritto nel codice della strada, ma a 20 chilometri orari — nuova frontiera urbana della prudenza — anche un colpo di acceleratore può sembrare un gesto scomposto. Più che guidare, si accompagna l’auto. Più che circolare, si sfila. E il dubbio, legittimo, è che a questo ritmo persino una bicicletta con cestino e spesa del sabato bolognese possa chiedere strada.
La città ha deciso: rallentare ancora. Dopo le tribolazioni giudiziarie della “Città 30”, il Comune riparte da una versione ancora più prudente, quasi contemplativa della mobilità: nasce al Navile, attorno al Parco Grosso, la prima zona residenziale scolastica con limite a 20 all’ora. Una soglia che, nella pratica quotidiana, sfiora l’utopia automobilistica. Perché tenere i 20 senza scendere sotto o senza superare — tra una distrazione e un semaforo — è esercizio da certosini del volante.
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La Bologna del Partito democratico fa infuriare anche i parroci. I preti del centro storico denunciano che "quest&r...L’obiettivo è nobile, difficilmente contestabile: più sicurezza per bambini, famiglie, pedoni. Il contesto lo giustifica: scuole, attraversamenti, piccoli che spuntano all’improvviso e genitori con lo sguardo diviso tra zaini e traffico. Ma tra principio e applicazione si apre il solito scarto italiano, dove la teoria è lineare e la pratica un po’ meno. Perché se è vero che rallentare salva, è altrettanto vero che esasperare il limite rischia di trasformarlo in un numero simbolico, più evocato che rispettato.
Non basteranno i cartelli, infatti, e il Comune lo sa. Arriveranno i “golfi colorati”, restringimenti che costringeranno le auto a moderarsi quasi per forza, nuove rampe, rastrelliere, percorsi casa-scuola disegnati per guidare — letteralmente — i comportamenti. C’è perfino una spruzzata di psicologia urbana, il cosiddetto “nudging”: piccoli segnali visivi per orientare i comportamenti sen- iliUtilst ‘Rise the Cat’, nato dal confronto con gli alunni. Una pedagogia dell’asfalto che puntetrebbe più sulla persuasione che alla sanzione.
Il Comune procede per gradi, quartiere per quartiere, ordinanza per ordinanza. Una strategia più prudente, forse più solida, dopo lo stop del Tar. Intanto i dati sugli incidenti — in calo, soprattutto tra pedoni e ciclisti — offrono una sponda a chi insiste sulla necessità di proteggere gli utenti più vulnerabili.
La Caporetto dei 30 all'ora: tutti contro i sindaci rossi
Andavo a trenta all’ora per accontentare il sindaco mio, ye -ye -ye ye -ye -ye. Il voto però non è u...Eppure le critiche non mancano. Per molti automobilisti, già alle prese con limiti a 30, zone pedonali e sensi unici creativi, l’idea dei 20 appare come l’ennesimo passo verso una città dove guidare diventa un ttdi iiù hdi velocità così bassa da risultare poco credibile, e quindi facilmente ignorata. Palazzo d’Accursio tira dritto, forte di una linea politica che privilegia pedoni e ciclisti.
L’assessore alla Mobilità Michele Campaniello parla di progetto pilota: se funzionerà, si replicherà. Intanto si comincia dal Navile, con una nuova piazzetta pedonale e un murales, quasi a suggellare l’idea che la strada non sia più solo un luogo di passaggio, ma di permanenza.
Resta il paradosso, tutto bolognese: una città che storicamente correva sulle idee e ora invita a rallentare sui pedali. O meglio, sull’acceleratore. Forse è una rivoluzione gentile. O forse, più semplicemente, è un invito a cambiare abitudini che molti non sono ancora pronti ad accettare.




