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OPINIONE

Fuga dal Senato, è l'ora del bucatino

di Mario Sechivenerdì 10 aprile 2026
Fuga dal Senato, è l'ora del bucatino

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Il senso delle istituzioni si vede nel momento più alto, la sinistra al Senato ha svelato tutta la sua credibilità come alternativa di governo all’ora di pranzo, nell’istante della cottura al dente del bucatino, quando in aula a Palazzo Madama sono rimasti solo quelli che erano a dieta.

La premier ha svolto l’intervento più importante della legislatura, l’occasione era carica di significato: a pochi giorni dalla sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia; in piena terza guerra del Golfo, con un fronte aperto anche in Libano; con i prezzi energetici in rialzo ma gestibili e con una probabilità alta di migliorare rapidamente; con l’Europa sempre più marginale, vittima non di Trump ma di se stessa, delle sue idee fuori dal tempo; soprattutto con gli Stati Uniti nel ruolo di potenza vincitrice della guerra iper-tecnologica, alla ricerca di un nuovo ordine mondiale insieme a alleati armati di fondi sovrani, carichi di liquidità finanziaria, con la demografia favorevole e un portafoglio di materie prime indispensabile per l’Occidente.

Al campo largo tutto questo non interessa, fatta la passerella a Montecitorio con Conte e Schlein, se la sono data a gambe per proseguire i festeggiamenti per il referendum, hanno vinto con le menzogne, continuano con le bugie, andranno avanti con le fandonie. Non si sono accorti che nel frattempo Meloni ha fissato i bulloni del finale della legislatura: niente rimpasto dei ministri; il programma del governo non cambia, ma si adatta allo scenario; la scadenza dell’esecutivo sarà quella naturale. Giorgia ha scelto la linea della continuità, ma ben determinata a non cadere nella trappola del continuismo, quindi ecco la missione diplomatica in Algeria, nel Golfo e la prossima tappa in Azerbaijan, ieri la telefonata con il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, il leader negoziatore tra Stati Uniti e Iran.

Meloni sta usando tutti gli strumenti del governo, è una veterana del G7, sa come muoversi, nelle sue dichiarazioni è visibile il cuscinetto di protezione che ha posto tra le parole e le cose che fa la Casa Bianca in Medio Oriente e gli interessi di Palazzo Chigi. Una differenza che non arriva mai allo strappo con Washington, ribadendo che l’obiettivo è sempre quello dell’unità dell’Occidente, tenere in piedi il ponte dell’Atlantismo tra Europa e Stati Uniti. Meloni ha cominciato a segnalare il vuoto di proposta dell’opposizione, la mossa è giusta, perché la sinistra sta puntando tutto sull’anti-trumpismo, solletica gli anti-sionisti e scivola nell’antisemitismo, è un terreno infido, famiglie e imprese hanno un’altra agenda, tanto che i più svegli nel campo largo hanno capito che bisogna parlare di programmi (e non di candidati), per due ragioni: non cascare nella lotta fratricida delle primarie, soprattutto evitare durante la campagna elettorale argomenti (tasse, risparmio, welfare, energia, Europa) non concordati tra alleati che possono affondare le loro (teoriche) prospettive di vittoria. Siamo messi così, tra i pasdaran e i bucatini.