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Grazia a Nicole Minetti, critiche a Sergio Mattarella: la reazione del presidente

Dopo aver studiato la vicenda nel dettaglio, #Mattarella ha accordato la grazia a #NicoleMinetti. Piovono critiche contro il Capo dello Stato, che però resta sereno: era la cosa giusta da fare
di Fausto Cariotidomenica 12 aprile 2026
Grazia a Nicole Minetti, critiche a Sergio Mattarella: la reazione del presidente

4' di lettura

Dal gennaio del 2022, quando ha iniziato il secondo mandato, alla fine del 2025, Sergio Mattarella ha concesso 36 provvedimenti di clemenza individuale. Una piccola frazione rispetto alle 1.705 richieste di grazia o commutazione della pena che gli sono state inviate nel frattempo. Alcune sono state archiviate, molte rigettate, perché presentate da chi non avrebbe potuto farlo o per altri motivi. Ogni pratica è studiata nel dettaglio, prima dall’Ufficio per gli affari dell’amministrazione della giustizia e poi dallo stesso presidente della repubblica. È stato così anche per il dossier di Nicole Minetti. Se la grazia per l’ex consigliera regionale del Pdl e amica di Silvio Berlusconi è arrivata al traguardo, spiega chi ne ha parlato con il capo dello Stato, è per un solo motivo, il più semplice: valutata la vicenda, Mattarella ha deciso che la concessione della grazia era la cosa giusta da fare. Davanti a questa convinzione, cade ogni altro possibile ragionamento.

È per questo che il capo dello Stato, ieri pomeriggio, è stato descritto come «sereno» anche dinanzi al modo in cui la storia è stata presentata da “Mi Manda Rai 3”, trasmissione del servizio pubblico, e dal Fatto. Il quotidiano, in particolare, ha titolato la storia così: «Nicole Minetti graziata da Mattarella e Nordio. L’igienista dentale condannata evita la pena: “Esigenze familiari”». Come se si trattasse di un’assenza da scuola giustificata con una scusa, sulla quale il capo dello Stato ha messo un visto compiacente.

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LE REGOLE IGNORATE
L’ignoranza ha avuto un ruolo. Non esiste alcuna possibilità che la grazia sia concessa per motivi del genere. I confini del potere di grazia del presidente della repubblica li ha tracciati la Corte Costituzionale in una sentenza del 2006: sono necessarie «eccezionali esigenze di natura umanitaria». I lettori possono ignorarlo, chi scrive di certe cose no. E per capire quali fossero le ragioni umanitarie dietro a quella scelta sarebbe bastato documentarsi, anche su fonti aperte, reperibili online, sulla nuova vita di Minetti, che da anni è compagna di Giuseppe Cipriani, nipote del fondatore dell’Harry’s Bar, e vive in Uruguay. Nulla di tutto questo è stato fatto: più gratificante dare in pasto la storia delle «esigenze familiari».

Così sono dovuti intervenire dal Colle, per rendere noto, quanto possibile, ciò che non era stato scritto. Non è tutto, ma basta per rendere la vicenda molto diversa da come era stata dipinta. Gli uffici del Quirinale hanno fatto presente che in favore dell’atto di clemenza si era espresso (come è previsto che avvenga) il procuratore generale della Corte d’appello competente, in un «ampio parere»: c’è l’avallo della magistratura, quindi.

Soprattutto, hanno reso noto che la decisione «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». Quella che è stata presentata come una scelta furbesca avallata da Mattarella, in realtà, è una storia di dolore. Le stesse fonti quirinalizie hanno avvertito che la normativa sulla privacy «non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore».

Nemmeno dal Colle possono dire di più. Provvedono gli avvocati della famiglia a diffondere qualche dettaglio: la domanda di grazia era stata presentata per «straordinari profili umanitari, connessi alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità di un minore» e alla necessità di assicurargli «continuità di cura e stabilità familiare». Fanno sapere di accogliere «con rispetto istituzionale» il provvedimento del capo dello Stato e invitano «al massimo riserbo, in particolare sulla posizione del minore».

È lui la figura centrale di questa vicenda, è per tutelare lui che il capo dello Stato ha firmato la grazia per Minetti. Le altre ragioni, i tre lustri passati dal “caso Ruby” e il fatto che Minetti abbia cambiato vita e si occupi di volontariato, dimostrando «responsabilizzazione personale e reinserimento sociale», sono secondarie. 

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SUI SOCIAL NETWORK
Ma ormai la storia era stata presentata come si è visto, e i chiarimenti successivi non sono bastati a fermare chi vede un grande complotto che va da Arcore sino al Quirinale. I commenti sui social network del Fatto si concentrano su Mattarella: «Il Quirinale chiarisca che ramo di parentela c’è con questo minorenne e applichi la misura a tutti i carcerati e le carcerate d’Italia»; «Evidentemente conosce segreti che è meglio non svelare. Quindi è meglio tenersela buona»; «Servizi sociali pronti e in allerta per i poveri ma quando sono ricchi e corrotti tutto apposto (sic). Malissimo Mattarella»; «Il Quirinale ci colpisce ogni giorno di più».

E così via. Fango che la prima carica dello Stato, con ogni probabilità, aveva messo in conto, ma la prospettiva non gli ha impedito di concedere la grazia. Non ha problemi di rielezione, non è in cerca di consenso: ha solo fatto quello che la sua morale gli ha imposto. E se lo accusano di complicità con uno dei simboli delle notti berlusconiane- a lui, antropologicamente così diverso dal Cavaliere - amen.