Angelo Bonelli è un anarchico metodologico, un acrobata del significato, un illusionista del dibattito. Lo ricordiamo, recentemente, agitare in diretta tivù una bacchetta davanti alla mappa del Medio Oriente e concionare «Dov’è l’Egitto, sta su...» mentre vagheggiava una terra sconosciuta palesemente troppo a Nord. Non importa, Bonelli scompone e ricompone certezze, danza sulla carta geografica e surfa in bilico sul principio di non contraddizione. Non è politica, ma è grande intrattenimento. Ieri, però, ha avuto un eccesso di disinvoltura, ha affrontato un mare troppo mosso anche per lui. Sarà stata la trance agonistica da 25 aprile, l’ansia di essere oscurato dal compagno Fratoianni che nella gazzarra ideologica giocava in casa, fatto sta che il co-portavoce di Avs ha diffuso un’imprescindibile nota sull’affaire Zampolli. Paolo Zampolli è l’imprenditore, amico personale di Donald Trump e inviato del presidente per le partnership globali, che in un fuori-onda ovviamente puntualmente mandato in onda da Report non si è rivelato un cultore del Dolce Stil Novo, definendo una sua conoscenza «una di queste troie brasiliane, di queste razze bastarde brasiliane che sono tutte uguali, sono programmate per fare casino». Angelo Bonelli è convinto di incarnare il genio così come lo descriveva il Conte Mascetti nella saga di Amici Miei («fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione»), scorge un pertugio politico che non c’è, e ci si lancia a capofitto, con l’identico esito di tante intemerate social e televisive: sfracellandosi. «Quelli di Zampolli non sono solo gravi offese, ma insulti razzisti che andrebbero perseguiti». E proprio qui sta l’inaccettabile omissione.
Come, di chi? Ma di Giorgia Meloni, ovviamente, individuata dal (co)leader di Avs come responsabile di qualunque suo sbalzo d’umore e di qualunque cambiamento meteorologico. «Il governo, a partire dalla presidente Meloni, dovrebbe comunicare a Donald Trump che il suo inviato speciale Paolo Zampolli non è persona gradita nel nostro Paese e che le donne vanno rispettate». Ehm, perdoni, geometra Bonelli (non è una boutade, è il titolo di studio del nostro), ma forse, prima di copia&incollare il tormentone #colpadiMeloni, dovrebbe girarsi verso gli amici con cui posa ridanciano per la fotografia del campo largo. Nella fattispecie, verso l’avvocato Giuseppe Conte. Anzi, “Giuseppi”, come ha rivelato di chiamarlo affettuosamente Zampolli. Non era neanche un mese fa, Libero scovò in una saletta riservata di una trattoria romana il “progressista indipendente” e fustigatore in pochette delle guerre trumpiane attovagliato... col plenipotenziario di Trump. «Con Conte siamo amici da tempo, quindi ci siamo visti ed è stato un incontro very easy», commentò l’inviato di The Donald. Quindi sarebbe ancora più easy, diciamo talmente easy da essere alla portata anche di Bonelli, rivolgere all’alleato Giuseppi il seguente quesito: «Ma cosa diavolo dice il tuo amico?! Che diavolo di idea coltiva delle donne brasiliane?!».
Se vogliamo erigere la volgarità da taverna di Zampolli a problema politico, per ovvietà di cronaca il problema politico sta tutto nel campo sinistro, scomoda le relazioni, gli incontri, perfino i funambolici cambi di maschera (da antiamerikano duro e puro a commensale dello Zio Sam) di quel personaggio pirandelliano che è l’avvocato di Volturara Appula, possibile prossimo candidato premier della coalizione d’appartenenza di Bonelli. Ma a Bonelli la cronaca non è interessa, è terribilmente nioiosa, a lui interessa spostare ancora un po’ più in là la soglia del ridicolo. Per cui forza, Meloni risponda immediatamente delle parole dell’amico di Conte!




