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Pd, rivolta contro il commissario di Elly Schlein

di Elisa Calessigiovedì 30 aprile 2026
Pd, rivolta contro il commissario di Elly Schlein

3' di lettura

Mentre a Roma si lotta contro il governo Meloni, nei territori scoppia la guerra. Ma una guerra civile, gli uni contro gli altri armati. È il caso del Pd di Pisa e di quello siciliano. Cominciamo da Pisa. Un candidato di area Schlein boicottato da altri di area Schlein. Un secondo candidato proposto direttamente da Roma per risolvere la faccenda. E la rivolta, in loco, della maggioranza di area Schlein che non solo non accetta il nuovo nome, ma decide di autoconvocarsi e andare avanti per conto proprio. Tanto grave è il pasticcio che il Nazareno ha deciso di mandare, come commissario, uno dei più esperti della macchina del partito, Nico Stumpo. Calabrese, ex responsabile organizzazione ai tempi di Pier Luigi Bersani, conosce i territori come pochi altri. Ma come si è arrivati a questo pasticcio? Tutto comincia nell’estate scorsa, quando viene sospeso il congresso comunale del Pd pisano per una valanga di irregolarità. A seguito della vicenda, viene commissariato il Pd provinciale. A febbraio si decide di celebrare il congresso comunale e anche quello provinciale tra il 15 e il 31 maggio.

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Tre settimane fa, a Roma, si tiene un incontro tra Igor Taruffi, responsabile enti locali del Pd, e i pisani per cercare di sbrogliare la matassa e individuare candidature unitarie. Per la provincia si decide di puntare su Giovanni Russo. Per il comune, invece, il Pd romano lascia che a decidere siano i pisani. La scadenza per le candidature è il 23 aprile. Arriva il 23 aprile, ma l’accordo non c’è. Taruffi decide una proroga di 96 ore. Il partito pisano propone, a guida della segreteria comunale, Vladimiro Basta, di area Schlein. Solo che Matteo Trapani, consigliere regionale vicino a Dario Nardella, e Alessandra Nardini, consigliera regionale vicino a Andrea Orlando, mettono il veto su di lui. Nota: sia Nardella, sia Orlando sono in maggioranza con Schlein. A questo punto il buon Taruffi prende in mano la situazione e, con pragmatismo emiliano, dopo una serie di incontri, comunica ai pisani che il candidato per la segreteria comunale è Andrea Pertici, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Pisa. Sponsorizzato direttamente dalla segretaria, va bene a Orlando e a Nardella. Scoppia la rivolta. Ma non tra la minoranza, bensì nell’area Schlein. Quelli che volevano Basta, e in parte anche i riformisti di area Bonaccini, si ribellano. Peraltro si scopre che Pertici non è nemmeno iscritto a Pisa, quindi, da regolamento, non può essere candidato. Taruffi chiede 48 ore di rinvio. Basta non ritira la candidatura. Si capisce che Pertici non è appoggiato da nessuno. Taruffi se la prende con Vinicio Peluffo, commissario provinciale, che aveva suggerito di indicare Pertici. Finisce che Peluffo chiede il commissariamento per il Pd comunale.

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Ieri, nuovo colpo di scena: Vladimiro Basta (il candidato dei pisani) fa sapere non solo che è contrario al commissariamento del partito, ma che ha depositato la sua candidatura a segretario dell’unione comunale e che ha convocato per il 4 maggio una riunione con tutti gli iscritti. Una specie di rivolta a Roma. Il problema è che i grattacapi, per il Nazareno, non vengono solo da Pisa. L’altro caso è la Sicilia, dove in due comuni, fra poche settimane al voto, il Pd ha stretto alleanza non solo con Forza Italia, ma persino con Fratelli d’Italia. Parliamo di Trecastagni, dove il candidato sindaco, Edmondo Pappalardo, è sostenuto da Fratelli d'Italia, da una parte di Forza Italia e da esponenti locali del Pd, e di Pedara, paese nientemeno che del segretario regionale dem Anthony Barbagallo, dove nella lista civica a sostegno del sindaco, Alfio Cristaudo, ci sono esponenti del Pd, di Fdi e di Fi. A scagliarsi contro queste larghe intese in salsa siciliana è stato, ieri, Enzo Bianco, ex parlamentare del Pd, di area liberal, che ha parlato di «scelta grave e difficilmente giustificabile». Ma è solo l’ultimo episodio di una situazione che vede il Pd siciliano diviso a metà, da quando il congresso regionale si è svolto tra sospetti, opacità e ricorsi. Una situazione che ha diviso il partito in due. Fino al risultato che si vede oggi.