L’operazione è partita: criminalizzare tutte le comunità ebraiche italiane. Del resto, sostiene Angelo Bonelli, da parte dei «responsabili» non c’è mai stata «una chiara condanna dei crimini e della pulizia etnica compiuti dal governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu contro il popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania». E questo, dice il leader di Avs, ha contribuito ad «alimentare tensioni, odio e comportamenti irresponsabili che vanno fermati». Come quello- i colpi con la pistola ad aria compressa esplosi il 25 Aprile ai danni di una coppia di attivisti dell’Anpi - per cui da ieri è in stato di fermo per tentato omicidio Eitan Bondì, che si è definito vicino alla comunità ebraica romana. Per Bonelli è tutta colpa di Israele: «La violenza si contrasta con coerenza, condannando senza ambiguità tutti i crimini, a partire da quelli commessi dal governo Netanyahu».
TIRARE DENTRO IL GOVERNO
L’occasione è troppo ghiotta: sfruttare il caso dell’aggressione per mettere all’indice non solo le comunità ebraiche, ma anche il governo, accusato di «complicità» con Israele. Non a caso la stessa Associazione dei partigiani, ieri, ha cercato di tirare dentro la vicenda l’esecutivo. «Chiediamo al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di andare fino in fondo nelle indagini in merito e alla presidente del Consiglio di prendere finalmente posizione sulla vicenda, dopo il suo colpevole e gravissimo silenzio dei giorni scorsi», ha intimato la segreteria nazionale dell’Anpi con una nota nella quale denuncia la «deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma». Chiesto anche un «incontro urgentissimo alla presidente nazionale dell’Ucei», l’Unione delle comunità ebraiche italiane.
Con i gommini è tentato omicidio Con il martello no
La storia del giovane ebreo che il 25 aprile a Roma ha sparato dei pallini di plastica contro i manifestanti è un...La sezione romana dell’Anpi ha convocato per ieri pomeriggio un «presidio di protesta e presenza nel luogo del ferimento dei nostri compagni. Ribadiamo la nostra intenzione di non farci intimidire dalla violenza». Anche la sezione della Capitale diffonde una lunga nota nella quale denuncia che quanto accaduto in occasione delle celebrazioni per la Liberazione «si colloca all’interno di una lunga serie di raid nelle scuole e intimidazioni di varia natura ad opera di sedicenti gruppi sionisti contro l’Anpi e contro professori, studenti, spazi sociali e lavoratori». Alla manifestazione ha immediatamente aderito il Pd, che attraverso il segretario romano Enzo Foschi ha annunciato che i dem continueranno a mobilitarsi «nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, contro ogni forma di sopraffazione e contro l’arroganza di chi alimenta i conflitti». Al loro fianco, anche il M5S, il resto del “campo largo”, le associazioni pro-Pal, la Cgil, Potere al Popolo, Rifondazione comunista, l’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa, che ieri ha tenuto un presidio all’ateneo di Roma Tre al grido di «fuori il sionismo dall’università»), Cambiare Rotta («costruiamo un muro antisionista!») e l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio. Gli universitari si presentano con uno striscione che inneggia alla non violenza: «Contro le aggressioni non un passo indietro. Fuori i sionisti dall’università». Tante le bandiere della Palestina e quelle rosse. La riunione si è conclusa con il coro “Bella ciao”.
Per Nicola Fratoianni, l’altro leader di Avs, il «gesto» di Bondì «segnala come oggi in questo Paese essere antifascisti non sia considerato normale e perfino non sia più sicuro». Nel corso del presidio alla basilica di San Paolo, Marina Pierlorenzi, presidente provinciale dell’Anpi, ha evocato un clima da “anni di piombo” parlando di una «violenza probabilmente indotta da un ambiente in cui (Eitan Bondì, ndr) magari è cresciuto, e che oggi come oggi è fatto di parole d’ordine come guerra, annessione, prevaricazione, distruzione. Un humus in cui anche un ragazzo giovane poi alla fine finisce per essere irretito da cattivi maestri». I “cattivi maestri”, sottinteso, della comunità ebraica. Un linguaggio da anni Settanta, quando l’Italia era in preda al terrorismo. E ancora: «L’intolleranza viene da un clima generale in cui chi governa usa parole gravi che aizzano allo scontro. La premier Meloni ha parlato molto degli incidenti di quel giorno, ma non ha dedicato una sola parola al ferimento dei nostri compagni». Insomma, pare di capire che tra i cattivi maestri ci sia anche la presidente del Consiglio.
25 aprile, cos'hanno trovato in casa al 21enne che ha sparato. Il giallo sulla Brigata ebraica
Svolta nelle indagini sugli spari con una pistola a pallini contro due iscritti all’Anpi avvenuti sabato pomeriggi...E A GIUGNO SI REPLICA
In ogni caso, non è finita qui. «Non ci faremo sparare addosso nel silenzio e nell’indifferenza: torneremo in piazza, ancora più numerosi e determinati!», anticipa via social l’europarlamentare Ilaria Salis. Nel pomeriggio, dalla manifestazione nel parco Schuster, Pierlorenzi confermerà: «A metà giugno replicheremo la grande riunione degli antifascisti romani».




