Tiene banco il caso del ministro Giuli, che durante la settimana ha licenziato gran parte del suo staff. Se ne parla anche a DiMartedì, il talk di approfondimento di La7, condotto il martedì in prima serata da Giovanni Floris.
Tra gli ospiti c’è Massimo Gramellini, secondo cui Fratelli d’Italia è un partito gestito da una cerchia troppo ristretta, rispetto all’elettorato che rappresenta: "Il ministero della Cultura era la loro Bastiglia, ora che l'hanno presa si scannano tra di loro per decidere chi comanda. Questo partito, che andato al potere con il voto di tantissimi italiani, è gestito da un gruppo di persone che appartiene a un mondo molto ristretto. Una comunità piccola che viene dallo stesso partito, dalla stessa città che è Roma, spesso dalla stessa sezione".
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"La sinistra ha cavalcato la festa della Liberazione e se l'è fatta sua": l'ex senatore Ac..."Crea un meccanismo tipico degli ambienti chiusi - prosegue il giornalista -, dove emergono vecchi rancori, vecchi dissapori che stanno sfociando in casi politici, con la Meloni costretta a fare la madre che cerca di tenere a bada i figli che litigano. Hanno un giro, un reticolato di parentele e amicizie che ho capito perché si chiamano Fratelli d'Italia, è un nome coerente. Lo diciamo da quattro anni, dalla prima scelta della Meloni: La Russa al Senato. Quella la scelta che ha dato il tono a tutta la musica. Prendi soltanto i tuoi o ti allarghi a tutto il mondo della liberal-democrazia, anti-sinistra, ma non soltanto tuoi? Lei ha fatto questa scelta ed oggi, in qualche modo, la sta pagando".
Gramellini contro Meloni, guarda qui il video di DiMartedì su La7
Gramellini, poi, critica la Meloni per la foto con cui ha celebrato la festa della mamma, ponendo sè stessa in primo piano nell’accudimento di sua figlia: "Questo dimostra la povertà e la mancanza di potere che hanno i nostri politici. Non potendo raccontarci di cose concrete che non riescono a fare, non possono fare, cercano di conquistarci con le emozioni. Queste, però, sono molto forti, ma durano molto poco, sono attimi. Già domani bisognerà inventarne una ancora più forte per attirare il pubblico".
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"Ha funzionato niente in questo governo, arrivano alla fine e sarà una aggravante aver governato 4 o 5 anni,...L'editorialista del Corriere della Sera, infine, analizza la proposta di nuova legge elettorale voluta dalla Meloni, in cui si vota il singolo partito, si indica il leader della coalizione e si dà un premio alla coalizione vincente per dare maggiore stabilità: "C'è un timore della Meloni che, se si andrà a votare con questa legge elettorale, al Senato non vincerà nessuno e quindi non potrà essere premier né un leader del centrodestra né uno di centrosinistra, bisognerà trovare una figura mediana. Una riforma della legge elettorale, perciò, serve anche alla Schlein per avere la garanzia di vincere davvero. Può, però, la Schlein votare la legge elettorale della Meloni? Questa è la domanda. Di solito, però, chi cambia la legge poi perde".




