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Montanari, Rula, Malika Ayane: lo stupidario della sinistra su Modena

di Tommaso Montesanogiovedì 21 maggio 2026
Montanari, Rula, Malika Ayane: lo stupidario della sinistra su Modena

3' di lettura

Neanche in questo caso. Neanche nel caso di Salim El Koudri, il 31enne italo-marocchino che ha seminato il terrore a Modena, a sinistra riescono a fare i conti con la realtà. La priorità è sempre quella di ribaltare il tavolo, tirando in ballo qualcun altro o qualcos’altro.

Ad esempio Tomaso Montanari, il celebre rettore dell’università per stranieri di Siena, ha spostato il tiro su Matteo Salvini, colpevole di aver proposto la revoca della cittadinanza per chi commette gravi reati. «Era una proposta di Casapound, l’ha fatta legge il Conte I con Salvini, l’ha confermata e aggravata il governo Meloni.
Io penso che bisognerebbe, lo dico per scherzo ma non tanto, revocare la cittadinanza a Matteo Salvini, visto quello che pensa della Costituzione della Repubblica...».

Scherza, ma non troppo, Montanari: meglio puntare il dito sul vicepremier leghista piuttosto che fare i conti con il merito della proposta, che attualmente prevede sì la revoca della cittadinanza, ma solo per i casi di terrorismo, reato al momento non ipotizzato per l’indagato l’italo-marocchino. Ma il meglio deve ancora venire.

Come è noto il giudice per le indagini preliminari di Modena, Donatella Pianezzi, ha concluso che non ci sono elementi per pensare che El Koudri abbia agito in conseguenza delle patologie che pure psichiche che pure gli erano state dignosticate negli anni scorsi. Eppure per la cantautrice Malika Ayane - che definisce «assurdo» il dibattito sulla cittadinanza - quello che è accaduto a Modena, «tragico, tremendo, prescinde da tutto il resto, dall’origine dei genitori di questo ragazzo. Dovremmo forse aprire un tavolo sul tema della salute mentale». Proprio la fattispecie esclusa dalla giudice.

Nel solco di Montanari si inserisce Rula Jebreal. Sulla Stampa la giornalista di origine palestinese ha accusato Salvini, e la Lega, di «evocare il modello israeliano della deportazione su base etnica». E questo nonostante «la società civile italiana» abbia «ripudiato il modello suprematista israeliano».

Per Jebreal la risposta al terrore di Modena dovrebbe essere «più integrazione, collaborazione e alleanza con le comunità». «Il multi-culturalismo unisce», mentre la ricetta delle «destre suprematiste governative», fondata su un’ideologia politica «basata sulla criminalizzazione collettiva delle minoranze, viste come il nemico interno», alimentano l’incendio. Peccato che nei talk show televisivi sul tema si possano esprimere pochissimi commentatori con la «pelle nera»: «È mai possibile che in tutti i panel televisivi italiani a parlare di razzismo ci siano solo uomini e donne bianche?».

Il giornale torinese sui fatti di Modena ospita un altro parere illustre: quello della scrittrice italiana di origine somala Igiaba Scego. Anche a lei questo gran dibattito sulla cittadinanza, sugli stranieri che portano problemi non piace. Perché questa crociata, si è chiesta, se per esempio anche «Alessandro de’ Medici era figlio di una donna schiavizzata e del Papa Clemente VII, il Papa del sacco di Roma»? E non c’era solo lui. «Le nostre città avevano già a quei tempi tracce di presenze altre, chi veniva dall’Africa, chi dalla Crimea». Per esempio si è scoperto che «anche la mamma di Leonardo da Vinci veniva da un altrove, esattamente dagli atipiani del Caucaso». È proprio questa la ricchezza che bisogna coltivare, altro che la remigrazione di Salvini: «Questa alterità ci ha portati alla società plurale di oggi, nata da migrazioni e mescolamenti. Una pluralità», ha concluso, che nel 2026 «dovremmo dare tutti e tutte per scontata».

A questo punto l’osservazione sorge spontanea: anche ammesso che Scego abbia ragione, e al netto delle diverse opzioni tecniche a disposizione all’epoca, la scrittrice si è domandata se i protagonisti dei suoi esempi si siano resi protagonisti di missioni stile kamikaze come quella di El Koudri?