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Agrigento, Elly Schlein sconcerta il Pd: esulta per un no-vax fedelissimo di Di Battista

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mercoledì 10 giugno 2026
Agrigento, Elly Schlein sconcerta il Pd: esulta per un no-vax fedelissimo di Di Battista

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Elly Schlein assolta per non aver compreso il fatto. La segretaria del Partito democratico si è esaltata dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative. E ha chiamato a raccolta il suo popolo per festeggiare le "belle vittorie" ad Agrigento - dove già governavano loro -, a Chieti e a Trani. Peccato che la leader dem, forse, non abbia approfondito a dovere il background politico del nuovo primo cittadino della città siciliana. Si tratta di Michele Sodano, un candidato di Controcorrente. Stiamo parlando di un movimento fondato lo scorso anno dall'ex inviato de Le Iene Ismaele La Vardera.

Il nuovo sindaco di Agrigento è un fervente No Vax. Non proprio in linea con il rigido approccio che il Partito democratico - all'epoca al governo con Giuseppe Conte - aveva manifestato in piena epoca Covid. Soprattutto in ragione del Green Pass - da lui descritto come un "sistema di credito sociale sul modello cinese" - e dei primi lockdown. Ma tant'è. In più Sondano è un ex esponente del Movimento Cinque Stelle, che proprio nel 2021 votò contro le misure di contenimento del Covid e fu poi espulso dal partito perché rifiutò di votare la fiducia a Mario Draghi. "La libertà è schiavitù", il motto preso in prestito a George Orwell che all'epoca era solito citare per sostenere le sue idee. Ma non finisce qui. Il nuovo sindaco di Agrigento è molto vicino ad Alessandro Di Battista, dato che ha aderito alla sua associazione "Schierarsi". Con Dibba, come ha sottolineato il Foglio, è andato a raccogliere firme per il riconoscimento della Palestina. 

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Curioso che Elly festeggi la vittoria ad Agrigento di Sodano - ma senza mai nominarlo - come se fosse uno straordinario successo del Pd, dato che il suo partito nella città siciliana vanta solo due consiglieri. Stesso discorso per Chieti, dove ad avere la meglio è stato Giovanni Legnini, avvocato, già senatore, già sottosegretario con Enrico Letta, già sottosegretario con Matteo Renzi, già vicepresidente del Csm, già commissario per la ricostruzione post-sisma, già commissario per Ischia. Un curriculum che percorre trent’anni di storia della sinistra italiana come un album di famiglia con le facce di tutti quelli che Schlein vorrebbe superare. E ancora, Molfetta. Lì ha prevalso Manuel Minervini, trentasei anni, ingegnere, iscritto a Rifondazione Comunista, partito la cui lista ha preso il 6,4 per cento risultando la prima della coalizione. Insomma, il Pd sembra così affamato di vittorie che si intesta pure quelle degli altri. Che brutta fine. 

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